Immagino che tutti conosciate Magic: The Gathering, almeno per sentito dire. Lo tiro in mezzo perché ciò che è accaduto negli ultimi anni al mercato dei videogiochi somiglia terribilmente a quello che sta succedendo al prodotto di Wizards of the Coast.
Magic, quello noto per essere molto costoso, con una community di persone che prima dei tornei si dimentica le dinamiche dell’igiene personale (scherzo… forse). Tutto molto vero, così come il fatto che sia noto anche al grande pubblico dei non giocatori di carte per essere molto attento alla sua identità artistica. Una volta, almeno.
Se non conoscete Magic, forse conoscete almeno un giocatore o una giocatrice, e vi sarà capitato di sentire lamentele riguardo ai famigerati Universes Beyond. Di cosa si tratta: la linea di prodotti “guest” in cui vengono ospitati brand di varie aziende, da Final Fantasy a Marvel, dalle Tartarughe Ninja fino addirittura a Star Trek (…).
Prodotti che hanno fatto indubbiamente bene all’azienda, perché il set di Final Fantasy ha incassato 200 milioni di dollari in un giorno, e Marvel Super Heroes, uscito quest’anno, è già il secondo set più venduto di sempre.
Questo ha portato l’azienda a investire ulteriormente in questa linea, ovviamente. Nell’aprile del 2027 uscirà il terzo set dedicato a Marvel, e la community trema nell’attesa di sapere quali saranno gli altri due set Universes Beyond dell’anno. Mentre i dirigenti e azionisti di Hasbro, proprietaria di Wizards of the Coast, festeggiano per i risultati, i giocatori storici e i creator meno manigoldi di altri sono sempre più scontenti.
Perché se sullo stesso tavolo possono apparire Spider-Man, Victor von Doom, Aang, Gandalf, Sephiroth, Shredder e Jean-Luc Picard, allora si sta giocando a qualcosa che somiglia solo lontanamente alla cosa per cui Magic: The Gathering è diventato celebre più di trent’anni fa.
“Se sullo stesso tavolo possono apparire Spider-Man, Victor von Doom, Aang, Gandalf, Sephiroth, Shredder e Jean-Luc Picard, allora si sta giocando a qualcosa che somiglia solo lontanamente alla cosa per cui Magic: The Gathering è diventato celebre più di trent’anni fa”.
Un po’ come lanciare videogiochi tipo Horizon Hunters Gathering, Suicide Squad: Kill the Justice League, Marvel’s Avengers o Redfall, no? Videogiochi lontani da ciò che sanno fare i team di sviluppo, con estetiche imposte dall’alto e non ricercate dagli artisti interni. Gameplay che inseguono trend con un ritardo siderale, strutturati per trasformare gli utenti in bancomat con le gambe.
Il ragionamento è lo stesso: fare quello che serve a tutti i costi, e non quello che si è sempre fatto bene.

Continuando ad analizzare le scelte scriteriate, che tradiscono gli utenti storici a favore di un trend votato al trimestre, c’è il gioco giocato di Magic, ovvero l’impianto torneistico competitivo.
Da anni i giocatori professionisti, gli amatori e in generale chi ama buttarsi nella competizione lamentano un mancato supporto nei circuiti ufficiali. Nella community ha fatto scalpore un articolo di Andrea Mengucci, storico giocatore professionista, pubblicato a fine agosto. Una guida per punti che spiega a Wizards come salvare il gioco competitivo tra sistema di qualificazioni, formati più accessibili e premi che valgano qualcosa. Racconta di essersi ritrovato, insieme ai suoi amici, con più di venti copie di una carta da pochi euro vinta nei tornei, e si chiede se chi sceglie quei premi giochi davvero a Magic.
Una domanda a cui, dall’altra parte del mondo dei giochi, qualcuno ha risposto.
Dan Callan, mission designer di Halo 4, ha raccontato qualche mese fa su Bluesky (qui la fonte) di quando mostrò il gioco a Don Mattrick, all’epoca capo della divisione Xbox. Durante la presentazione di una missione, all’arrivo del Mantis (il nuovo mech di Master Chief), Mattrick alzò la mano e chiese se qualcuno avesse giocato a Diablo 3. Poi propose di copiare la casa d’aste a soldi veri del titolo Blizzard per vendere skin del mech nella campagna.
Callan spiega che tutti nella stanza capirono subito quanto fosse un’idea pessima, ma dovettero fingere che fosse geniale. Il gioco a quel punto era completo al 90% circa, e la funzione non è mai stata aggiunta, ovviamente. Callan chiude il racconto così: «I dirigenti del settore restano idioti distaccati e avidi di soldi».
Oh, caro Dan, è che non hai visto quelli dei giochi di carte collezionabili.

All’inizio di ottobre, Wizards ha comunicato un aggiornamento riguardo al design delle buste di carte. In un momento in cui il collezionismo sfrenato, e gli scalper a corredo, hanno reso il mercato secondario un posto che fa sembrare le scene di The Wolf of Wall Street la comunione di tua cugina, l’azienda ha deciso di inserire i cosiddetti “god pack”.
Come in altri giochi di carte prima di lui, ora Magic avrà delle bustine speciali in tiratura molto ristretta che conterranno unicamente carte rare o rare mitiche. E per far posto a queste buste, i Collector Booster (che costano cinque volte tanto le normali) perderanno tre carte su quindici, due comuni e una non comune, allo stesso prezzo di prima.
Un ulteriore tentativo di alimentare la FOMO e dare agli scalper nuova linfa vitale, reso tragicomico dalle motivazioni dietro questa scelta. Vi riporto un passaggio del comunicato dello scorso 5 ottobre, che si commenta da solo:
“In che modo togliere delle carte rende più emozionante aprire i Collector Booster? Saremo sinceri: non lo rende più emozionante. Però sappiamo che la maggior parte di chi apre i Collector Booster in genere salta queste carte. Non tutti, ma una maggioranza abbastanza ampia.
Si vede praticamente in qualsiasi video di apertura di Collector Booster, dove quella parte della busta viene quasi saltata. Toglierle non significa ridurre l’esperienza, ma fare spazio, sia in termini di capacità di stampa sia di psicologia dei giocatori, alle carte che entusiasmano davvero le persone”.
Io mi voglio immaginare questi dirigenti che tornano a casa, scrollano il loro feed di Instagram e TikTok invaso dai video dell’ora dello sbusto®, e la mattina seguente portano in riunione l’idea geniale di continuare a fomentare il delirio capitalistico, perché ci sono i video dei content creator pieni di icone del dollaro e suoni della cassa del supermercato.
Oltre a essere un episodio con una dinamica tremendamente simile a quella di Don Mattrick, questo approccio scriteriato che distrugge l’identità di un brand è esattamente quello che fanno da anni i dirigenti delle aziende di videogiochi.

Il 20 ottobre il CEO di Hasbro, Chris Cocks, ha annunciato che Magic ha registrato il suo miglior trimestre di sempre: 616 milioni di dollari, il 34% in più rispetto a un anno fa (fonte).
Cocks è CEO dal febbraio 2022; prima era stato presidente di Wizards of the Coast dal 2016, quando era arrivato da Microsoft. All’interno del colosso di Redmond aveva guidato le strategie di marketing dei franchise Xbox, tra cui Halo. Veniva, cioè, esattamente dal mondo raccontato da Dan Callan. Nell’annuncio del suo arrivo a Wizards veniva presentato come un grande appassionato e giocatore di Magic e D&D, eppure le sue scelte sono comunque dettate dalla logica del trimestre.
Il gioco di carte più famoso del mondo vende come mai prima, ma sta consumando ciò che lo rendeva unico, e i videogiochi ci mostrano cosa succede quando arriva il conto alla fine del foglio Excel. Per fortuna che Cocks è appassionato.
E i giocatori comprano, gli azionisti festeggiano, eppure i giocatori storici sono scontenti e i lavoratori di Wizards si sindacalizzano. Il team di MTG Arena ha votato per il sindacato a giugno, 79 voti contro 16, e a ottobre si sono aggiunti i team di D&D e dello Studio X. Tra le loro richieste c’è lo stop alla spinta di Hasbro sull’intelligenza artificiale generativa nei processi creativi. Perché il trimestre si impenna, ma le vite professionali di chi sta fuori dalle sale riunioni restano a terra, e almeno loro ci provano, a salvare l’identità artistica.
Quasi come succede in Rockstar Games, con quel GTA 6 che ci ha già frullato non vi voglio dire cosa, perché ci siamo capiti. Nell’ottobre del 2025 l’azienda ha licenziato 34 dipendenti, 31 dei quali nel Regno Unito e iscritti al sindacato IWGB, che parla di licenziamenti per attività sindacale. Rockstar sostiene che siano avvenuti per “grave condotta”, e ora si attende cosa dirà il tribunale di Glasgow.
Se Magic ci aiuta a capire il mondo dei videogiochi, è anche vero che c’è qualcuno che i soldi alle aziende continua a darli. Chi corre a preparare la telecamera per sbustare, chi si mette in fila sugli store digitali per preordinare videogiochi che non andranno mai esauriti.
L’onestà di Wizards, credo comicamente involontaria, è che almeno ci dice chiaramente che prende le decisioni guardando cosa eccita il suo pubblico. E così, in quella stanza a fingere che l’idea di Mattrick fosse geniale, adesso ci siamo anche noi.
La crisi dei videogiochi non è soltanto una crisi di ricavi. È la distanza tra ciò che compriamo e ciò che vogliamo, e tra chi incassa e chi il prodotto lo fa. E finché il trimestre sale, nessuno ha motivo di accorciarla.
Valentino Cinefra è autore di Uomini col Nintendo, la newsletter podcast dedicata al mondo della grande N. Se ti piace quello che scrive, segui anche il suo progetto!
Videoludens è un magazine senza periodicità, dedicato alla narrazione nei videogiochi, alla game culture e alla games industry.
Se ti piace quello che leggi e vuoi supportare il progetto, puoi farlo tramite Ko-Fi. Grazie! 🫶🏻





