Quando succedono cose belle, fatele durare
Amazon si è affrettata a dire che ora ha lei il controllo creativo dello 007 videoludico, che aveva appena ritrovato il successo sotto IO Interactive. Il pensiero è uno solo: non fate danni.
Dicono gli inguaribili pessimisti che, se una cosa è bella, è destinata a durare poco. Il problema nasce se però cominciano a dirlo anche i realisti. E nel videogioco spesso quei realisti hanno ragione.
Certo, la speranza è che non si riveli anche il caso del futuro videoludico di 007, dopo l’ottimo riscontro avuto da 007 First Light. Neanche il tempo di mettersi in tasca i soldi di 1,5 milioni di copie piazzate in ventiquattro ore per IO Interactive, infatti, che Amazon ricorda che ora detiene lei i diritti del franchise. E che l’autonomia avuta da IO in questa operazione, in pratica, è un’eccezione, non la regola.
L’evoluzione naturale di Hitman
Come raccontavo in un approfondimento per Multiplayer.it, 007 First Light è stato un’evoluzione naturale per la saga di Hitman – da sempre il fiore all’occhiello della danese IO Interactive. Anzi, a posteriori viene da domandarsi come non abbiamo fatto quel collegamento prima.
Una saga basata sul nascondersi in piena vista, sui bluff dell’Agente 47, sulla sua capacità di infilarsi indisturbato negli eventi dell’alta società per trovare i suoi obiettivi era la culla perfetta per far rinascere i videogiochi a tema James Bond. IO Interactive lo ha capito e ha portato a casa il risultato.
Non era banale, chiaramente: i giochi di 47 non hanno mai avuto un forte piglio narrativo, le sequenze cinematografiche sono più che altro suture tra i vari contratti del sicario e questo approccio laconico, basico, non poteva bastare per 007. IO lo sapeva e ha agito di conseguenza, maturando in modo impressionante nella gestione di personaggi, storia, messa in scena ed evoluzioni di gameplay, con i trucchi dell’Agente 47 che si adattano perfettamente a ciò che serve al giovane Bond per agire.
La critica ha premiato 007 First Light con valutazioni altissime e, ancora di più, lo ha premiato il pubblico: 1,5 milioni di copie nelle prime ventiquattro ore sono un risultato impressionante. Ancora di più per un team che, solo pochi anni fa, era stato scaricato da Square Enix e si era ri-acquisito da solo, rendendosi indipendente dai grandi publisher per fare le cose a modo suo. Quel team oggi è cresciuto al punto tale da avere cinque studi diversi, dopo il successo travolgente di Hitman III, e da firmare l’accordo con MGM per il gioco di 007, svelato nel 2020.
La parola chiave, però, è proprio quella: dopo essersi resa indipendente, IO Interactive ha concluso i lavori su Hitman II e ha dato i natali a quella perla di Hitman III – che probabilmente, dell’intera trilogia del World of Assassination, è il capitolo che più di tutti propone scenari equilibrati per genialità ed esperienza sandbox. Archiviato quello, è spuntata la sorpresa 007 First Light. Da indipendenti, seguendo le proprie idee, capitalizzando su quanto imparato in oltre un quarto di secolo di Agente 47.
Il successo di IO Interactive dopo Square Enix 💰
Scaricata da Square Enix, IO Interactive acquisì se stessa tornando autonoma. Nel 2021 diede vita a Hitman III, la chiusura della nuova trilogia della saga: il gioco recuperò i costi di sviluppo in una settimana, superò i 25 milioni di copie ed è l’episodio di Hitman che ha registrato il maggior successo commerciale.
Non è un caso che Hakan Abrak, CEO di IO Interactive, nel dichiararsi entusiasta per l’accordo a tema 007, disse di immaginare l’impegno della sua compagnia su una trilogia a tema James Bond. L’idea era creare non una «videoludicizzazione dei film, ma un giovane Bond che i giocatori possano sentire come il loro, per crescere insieme a lui».
Ha molto senso e non è un caso che abbia funzionato così bene, nel gioco. Il problema è capire se quell’idea potrà ancora diventare una trilogia, perché nel frattempo gli interessi in ballo sono decisamente cambiati.
Amazon a gamba tesa
Nel 2022, Amazon aveva acquisito MGM Studios e i suoi diritti di distribuzione. A inizio 2025, però, le cose si sono intensificate e, con un affare da $1 miliardo, il gigante di Jeff Bezos si è assicurato «il controllo creativo di James Bond», come anticipò The Guardian.
Quando IO Interactive siglò i suoi accordi con MGM e i detentori dei diritti di James Bond, firmati nel 2020, questi fattori non erano ancora in gioco. Ma ora lo sono e Amazon non si è nascosta: a maggior ragione, dopo il successo di 007 First Light, ha tutto l’interesse a prendere il controllo del ritorno videoludico di Bond. E, purtroppo, non ci è dato sapere cosa questo significhi – se, ad esempio, si affiderà ancora a IO Interactive scomodandosi a metterci solo i soldi, o se imporrà una sua visione e cercherà altri team per i futuri capitoli.
Per ora, tutto ciò che sappiamo sono le parole raccolte da Polygon e pronunciate da Jeff Gattis, general manager per la sezione gaming di Amazon, che ha rimarcato come Amazon non avesse «i pieni diritti per questo gioco First Light a tema James Bond», ma i suoi sequel «saranno curati da MGM e, in teoria, da Amazon Game Studios».
«Non siamo stati noi a realizzare First Light» ha continuato il dirigente. «Ne deteniamo una parte perché siamo noi ora i proprietari dell’IP, ma l’acquisizione della proprietà intellettuale c’è stata dopo che l’accordo per First Light era già stato chiuso».
In pratica, i contratti tra IO Interactive e MGM erano già in essere e non erano interessati dalle novità che sono arrivate solo l’anno scorso e che hanno messo Amazon in controllo dell’IP. In futuro, però, chiaramente questo controllo non potrà non contare.
"«Non avevamo i pieni diritti per questo gioco First Light a tema James Bond. […] Sequel? Saranno curati da MGM e, in teoria, da Amazon Game Studios».
Anche perché Amazon ha messo da tempo gli occhi sui videogiochi, con risultati… discutibili. Senza imbellettare troppo le parole, non è esagerato dire che le sue produzioni sono state abbastanza disastrose: pensate a King of Meat (lanciato e cancellato in sei mesi), a Crucible (lanciato, retrocesso a beta chiusa e infine polverizzato per sempre), o a New World (che si prepara alla chiusura definitiva).
La compagnia però sa che nei videogiochi ci sono occasioni importanti e insiste: non solo con il suo servizio in streaming, Amazon Luna, ma anche puntando sulla cross-medialità. In fin dei conti, oggi Amazon è anche un fornitore di video e produttore di film e serie TV. Ed è qui, lascia intuire il general manager, che rientra il suo interesse anche per i giochi di 007.
Esattamente come successo con Tomb Raider: i nuovi Legacy of Atlantis e Catalyst sono sviluppati da Crystal Dynamics (che è sotto Embracer Group ed è effettivamente il team che si è preso cura di Lara Croft negli ultimi decenni), ma sono co-prodotti insieme ad Amazon. Il motivo? Amazon dal 2023 ha i diritti per serie TV e lungometraggi di Tomb Raider – e ha quindi tutto l’interesse a finanziare giochi che possano funzionare e creare un universo tutto nuovo, possibilmente di successo, intorno a Lara.

Lo stesso vale per 007, a quanto pare. «Vediamo una continua integrazione tra video, cinema e videogiochi, dove le linee che li separano si fanno sempre più sottili» ha dichiarato Gattis, nella sua intervista. «Pensiamo che per noi ci sia la grande opportunità di creare una IP che si estenda su serie TV e film. Ad esempio, avremo uno show TV di Tomb Raider su Prime Video, che si sposerà ai giochi. Ci sono un sacco di cose che abbiamo in lavorazione su nuovi giochi che si legheranno a delle IP di Prime Video. È qui che abbiamo fatto la nostra scommessa sui contenuti first-party».
È evidente che Amazon abbia tutto l’interesse a fare in modo che i videogiochi di 007 siano un successo, se vuole renderli parte di un ecosistema che coinvolga cinema e serialità televisiva. D’altro canto, è anche chiaro – fatti alla mano – che Amazon non abbia la più pallida idea di come crearlo, un videogioco di successo.
La cosa più semplice da fare sarebbe lasciare che a occuparsene sia chi già lo stava facendo, chi aveva già una formula dimostratasi funzionante per i giocatori, per i recensori, per i numeri delle vendite. Sarebbe il non pensarci nemmeno, di buttare quanto fatto per finire ad affidare l’IP ad Amazon Game Studios e tagliare fuori IO Interactive.
Sarebbe dannoso – ma lo era anche lanciare Crucible in quelle condizioni ed è stato fatto lo stesso, quindi non so quanto le esperienze passate di Amazon possano essere una rassicurazione e quanto invece un monito.
La speranza è che venga presa la decisione migliore che premi il lavoro svolto da IO Interactive, che i videogiochi invece li sa fare e che già, purtroppo, si vedrebbe comunque ridotta l’autonomia, essendo il «controllo creativo» in mano ad Amazon. Ma, quantomeno, sarebbe un buon punto di partenza per il futuro videoludico di Bond, per quella trilogia che IO aveva in mente di portare avanti.
Per evitare che, ancora una volta, i pessimisti nell’industria del videogioco si rivelino semplicemente realisti.
Videoludens è un magazine senza periodicità, dedicato alla narrazione nei videogiochi, alla game culture e alla games industry.
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Leggendo numerosi post mortem dei titoli targati Amazon emerge secondo me un pattern molto presente in quella che viene definita mentalità corporate.
Quella convinzione ferrea che 9 persone fanno automaticamente il lavoro di una in un nono del tempo, e che basta lanciare soldi contro un problema per farlo pian piano scomparire.
Come se ogni professionista del settore fosse intercambiabile e non avesse una sua expertise specifica che gli permette di fare il suo lavoro con consapevolezza.
007 è palesemente un titolo di IOI al punto che il dubbio era più sulla loro capacità di gestire il caos causato da Bond che sulla costruzione di scenari credibili e stimolanti da infiltrare.
La speranza è che in caso di un sequel siano soltanto un finanziatore e un nome nei titoli di testa e di coda. Altrimenti è realistico iniziare a pensare al peggio.