Tutta la storia di Death Stranding
Cosa è successo nel primo Death Stranding, nel suo mondo e ai suoi personaggi, per prepararsi a Death Stranding 2.
Quanto può raccontare di noi una storia che parla di fenomeni soprannaturali, di confine inesistente tra vivi e morti, di fratture sanabili e insanabili, di rapporti umani e solitudini?
In realtà, tantissimo. Sia nel nostro mondo che in questo, dopotutto… un tempo ci fu un’esplosione.
Un tempo ci fu un’esplosione
Esatto: «un tempo ci fu un’esplosione».
Si dice che sia da quell’esplosione che si sono originati lo spazio e il tempo così come li conosciamo. Il nostro pianeta, la sua rotazione: tutto nato con qualcosa che per noi è distruttivo come un’esplosione.
Ma quello che per il bruco è la fine del mondo, noialtri lo chiamiamo farfalla.
Vorrebbe crederci anche il mondo di Death Stranding, che di esplosioni ne ha vissute di tutte sue. Accadde quando un chirurgo eseguì un’operazione delicata: una donna incinta era ormai cerebralmente morta e il medico tentò di estrarre il bambino dal suo grembo, in modo da riuscire a salvarlo.
Al momento del taglio del cordone ombelicale, accadde l’impensabile: il medico vide qualcosa, nessuno sa bene cosa, prima che l’ospedale e la città circostante venissero spazzati via da un’esplosione terrificante.
Fu il panico: si parlò di un attentato terroristico – qualcosa di familiare da servire all’opinione pubblica, ormai – ma si cercò di capire cosa avesse scatenato l’esplosione. Si cercò di ricreare l’episodio, di comprendere scientificamente cosa poteva essere andato storto, con esperimenti mirati. Accadde a Manhattan, con un’altra madre cerebralmente morta e un altro bambino da estrarre dal suo grembo.
Il risultato fu lo stesso e polverizzò New York. Con lei, anche il presidente degli Stati Uniti, che si trovava lì. A raccogliere la sua eredità fu la vice presidente, Bridget Strand.
Si parlò ancora di attacco terroristico, ma la verità era che il mondo stava collassando – e che le due esplosioni non erano un caso: erano il primo incontro tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Il confine che l’universo di Death Stranding ha irrimediabilmente attraversato, contro il quale non esiste cura.
Come si tramandava nell’Antico Egitto, le persone sono composte di due parti: l’Ha, il corpo fisico, e il Ka, l’essenza spirituale e vitale – o l'anima, se vogliamo. Le esplosioni si sono generate quando una persona viva (il medico) è entrata in contatto con il Ka di una creatura sospesa tra la vita e la morte: il cordone ombelicale del bambino, vivo, collegato a sua madre, ormai morta.
Si comprese che la questione riguardava la sospensione tra vita e morte, il collegamento tra vivi e morti, e che ciò che il medico aveva visto nel primo incidente era l’anima della madre che aleggiava per la stanza e non voleva lasciare il suo bambino. Le anime senza pace, impossibilitate a raggiungere l’Abisso della morte, vennero chiamate creature arenate (o CA).
L’esplosione di Manhattan segnò un prima e un dopo: la presidente Strand affermò di voler riunire un’America forte nonostante gli incidenti, dichiarò – almeno di facciata – sospesi gli esperimenti con i bridge baby (BB), i bambini di madri cerebralmente morte appesi tra il mondo dei vivi e l’Abisso – e fondò la compagnia Bridges promettendo di riunire il Paese.
I separatisti e gli estremisti, però, erano ormai ovunque. E le esplosioni non si interruppero: la linea di demarcazione tra vivi e morti non esisteva più. Le anime dei morti vagavano per il mondo e causavano esplosioni e crateri entrando in contatto con i vivi.
Le persone si barricarono nelle loro case, allontanandosi le une dalle altre per non esporsi a rischi. La Terra venne invasa da una misteriosa sostanza chiamata chiralium – portata nel mondo proprio dai morti, che peggiorava le condizioni già fragili dell’umanità, oltre ad avere effetti devastanti sull’ambiente. A esso si accompagnava il catrame, la sostanza da cui emergono le CA, proveniente dall’Abisso.
La pioggia divenne cronopioggia, capace di devastare ciò su cui si poggia e di far invecchiare in pochi secondi gli esseri vivi che bagna. L’arcobaleno si capovolse e perse il colore blu, il colore della morte, che non era più al suo posto – perché la morte, semplicemente, ora era ovunque.
Prologo: Porter
Samuel Porter Bridges si è abituato a questo mondo. Per quanto ci si possa abituare a vivere con il costante terrore che i morti facciano la loro comparsa, incapaci di trovare riposo e a loro volta condannati a non avere pace.
Fa un lavoro fondamentale, in un mondo come questo: è un corriere. La logistica dell’America pre-esplosioni, prima del fenomeno chiamato Death Stranding originatosi dal chirurgo prima e da Manhattan poi, non esiste più.
Le persone sono isolate e, per fare in modo che le risorse necessarie per vivere le raggiungano, ci sono persone specializzate che si avventurano in un mondo inospitale e letale come questo: i corrieri come Sam.
Veterano di mille viaggi, lavora da solo ed è nel bel mezzo di una consegna per Central Knot City, in quelli che un tempo furono gli Stati Uniti, quando viene sorpreso dalla cronopioggia.
Trova riparo in una grotta lì accanto, ma il pericolo non è finito: Sam è un individuo dotato di DOOMS, delle doti innate che, a seconda del loro livello, permettono di percepire o addirittura di vedere le CA. Sam può sentire la loro presenza, ma non scorgerle: rimane zitto, immobile, smette di respirare per non farsi sentire né toccare da quelle creature, le cui orme sembrano venire da una sorta di Sottosopra, da un mondo-altro speculare del nostro.
Sam non osa nemmeno raccogliere la foto a cui tiene più di tutte, finita per terra nella grotta: lui, in abito, con accanto una donna incinta, e dietro di loro una donna più anziana, bionda. Felici.
Nella grotta non è solo, però: un’altra donna si sta riparando a sua volta dalle CA. La tensione è tangibile, fino a quando le creature arenate non si allontanano e la cronopioggia che hanno portato con sé non si dirada. Torna il sole, l’arcobaleno senza blu si fa da parte.
Sam riprende a respirare, la donna si presenta come Fragile. Lui la conosce già: è titolare di una sua compagnia di spedizioni e dotata di un alto livello di DOOMS, che le permette di spostarsi nel mondo mettendosi il più possibile al riparo dalle CA. Nonostante i suoi poteri, la cronopioggia non l’ha risparmiata: «sono intrisa dal collo ai piedi», confida, mostrando la pelle raggrinzita sulle sue mani.
La donna invita Sam a unirsi alla sua compagnia, ma lui rifiuta. Soffre di aptofobia, il terrore del contatto fisico con altri umani: per quanto lo riguarda, Fragile lo ha avvicinato già troppo, stringendosi a lui per ripararsi dalle CA.
Il corriere rimette insieme i suoi bagagli, recupera finalmente la foto di quella che sembra essere la sua famiglia e, prima ancora che possano salutarsi, Fragile è svanita nel nulla.
Poco male, per Sam. È già in ritardo con la sua consegna – e la sua fama di corriere impeccabile non glielo permette. Anche perché il cliente è la Bridges, e lui la conosce bene.
Messo insieme il suo carico, raggiunge Central Knot City e consegna al terminale della città quanto richiesto. Quando fa per andarsene, però, viene trattenuto dall’arrivo della squadra di smaltimento cadaveri, rappresentata da Igor.
Il carico è dei peggiori e la Bridges ha ancora bisogno di Sam. E delle sue DOOMS, più che altro: Igor ha con sé il cadavere di una persona morta suicida, il cui corpo è stato scoperto più tardi del previsto in città.
Significa che sta già andando in necrosi, e la cosa è una pessima notizia. Quando un cadavere va in necrosi, infatti, attira le CA, che vengono a prenderselo. E quando la materia degli umani entra in contatto con l’antimateria delle CA, si ha un’esplosione che lascia solo un cratere – come successo a Manhattan, e al chirurgo che recideva il cordone ombelicale, prima di allora.
Il rischio è altissimo: Igor e Sam devono portare il cadavere all’inceneritore più vicino e, soprattutto, lontano dalla città, per evitare che rischi di venire polverizzata. Le DOOMS di Sam aiuteranno la spedizione perché, lungo il percorso, ci saranno sicuramente delle CA, e il corriere potrà percepirle per evitarle.
Dal canto suo, Igor si è dotato di un BB, un bridge baby: si tratta di un bambino-mai-nato, chiuso dentro un’apposita ampolla da tenere appesa in vita, alla quale ci si collega fisicamente con un tubo. In questo modo, una persona viva può collegarsi a una persona non-viva (il bambino) e, attraverso un sensore conosciuto come Odradek e l’intercessione del bambino intrappolato e collegato con l’altro mondo, può percepire la presenza e la posizione delle CA.
«Mi sento una merda ogni volta» commenta Igor, quando si attacca al pod del bambino, che fluttua nel pod convinto di essere nel grembo di sua mamma, che invece era una delle tante madri esanimi del post Death Stranding. Collegarsi al mondo dei morti non è per niente una passeggiata.
E il viaggio, non a caso, va malissimo: la pioggia si fa violentissima, il BB non sembra funzionare e le sole DOOMS di Sam non bastano, quando il furgone su cui viaggiano viene preso d’assalto dalle CA e ribaltato.
Sam, ferito a una gamba, cerca di non fiatare, ma le urla del collega di Igor, l’autista ora rimasto intrappolato sotto il furgone, attirano le creature arenate, che trascinano via anche il cadavere del suicida, in un’ondata di catrame. È così che le CA prendono il sopravvento: emergendo da improvvise maree di catrame che arrivano dall’-altra-parte.
Nel disperato tentativo di impedire alle CA di portare via il suo collega, causando così una esplosione, Igor gli spara e lo uccide. Le CA, però, a quel punto prendono il sopravvento.
L’uomo getta via il BB e grida a Sam di scappare, mentre tenta invano di uccidersi: la pistola gli cade di mano. Rimasto disarmato, mentre le CA cominciano a trascinarlo via, può solo colpirsi più e più volte al petto con un coltello, nella speranza di essere morto prima di arrivare alla CA titanica verso cui sta venendo trascinato. È l’unico modo per salvare la città, ancora troppo vicina in caso di esplosione.
Igor, però, non ce la fa: il suo contatto con la CA titanica genera un’esplosione degna di una bomba nucleare. L’intera zona viene spazzata via e anche Sam viene investito dalla deflagrazione.
La cosa successiva che Sam ricorda, è che era sulla Spiaggia. Se il mondo dei vivi è la terra ferma, la morte è il mare profondo. E la via di mezzo, tra vita e morte, è proprio la Spiaggia. Per lui è un luogo familiare, lo conosce fin da quando era bimbo, lo vedeva perfino nei suoi sogni.
Nudo, mentre sente il pianto di un neonato, Sam lo raggiunge e lo porta al petto, piange con lui. Ma il bambino scompare e la Spiaggia è solo piena di morte e animali spiaggiati che, contrariamente al loro nome, hanno detto addio alla loro anima. Una donna vestita di rosso canta «il ponte di Londra crollerà, crollerà, crollerà», inoltrandosi verso il mare.
Sam la segue e precipita nell’Abisso, l’acqua profonda, la morte. Ma ha dalla sua un dono che è anche una condanna: è un riemerso. Le persone care della sua vita possono morire, ma lui no. Quando finisce nell’Abisso, Sam semplicemente riemerge e torna alla terraferma. Continua a vivere.
Il mondo muore, ma Sam preme “continua”, bypassa i suoi game over e va avanti a vivere. Con tutto ciò che questo, una persona alla volta, lo costringe a perdere.
Capitolo 1: Bridget
Sam si risveglia su un letto, con al polso una strana manetta luminosa – ma non è prigioniero. O, almeno, questo è quello che gli dice Deadman, un misterioso figuro della squadra medica della Bridges, che ha soccorso Sam e lo ha portato in una delle sue strutture attigue.
L’esplosione, purtroppo, ha spazzato via tutta Central Knot City e i suoi abitanti – e anche buona parte di Bridges stessa, che proprio lì aveva il suo quartier generale. La compagnia, nata dalla volontà della presidente Strand di riunire gli Stati Uniti, ha salvato la sua catena di comando – sia la presidente che il direttore non erano a Central Knot – e si sta trasferendo a Capitol Knot City, dove si trova anche Sam.
Deadman, che nota anche i segni delle mani delle CA sul corpo di Sam, capisce che si tratta di un riemerso e gli conferma che gli unici superstiti della voragine sono stati lui e il bambino di Igor, all’interno del pod.
Gli affida poi una missione, che Sam è restio ad accettare: raggiungere la struttura di Capital Knot City dove la presidente Strand è ricoverata, ormai allo stadio terminale di un cancro che l’ha colpita molti anni prima, per consegnarle la morfina.
Sam sa che è solo una scusa, che nessuno aspettava davvero lui per una consegna simile, ma Deadman non deve insistere tanto per convincerlo: Bridget Strand, la presidente, è sua madre. E Sam non vuole davvero negarle di vederlo un’ultima volta, se le sue condizioni sono così gravi come si dice.
Quando Sam la raggiunge, dopo aver incontrato di persona Deadman e Die-Hardman, il direttore di Bridges con cui ha già collaborato dieci anni prima, effettivamente Bridget ha più di un piede e mezzo nella fossa. Ma riconosce subito suo figlio.
Usa le sue ultime forze per toccarlo, stringerlo – cosa di cui lui è terrorizzato – per pregarlo di realizzare il suo ultimo desiderio: aiutare Amelie, la donna in abito rosso che Sam ha visto sulla Spiaggia, a riunire l’America punto dopo punto. Tenere vivo il Ricostruzionismo di Bridges anche dopo Bridget.
Sam è più che freddo davanti a quest’idea: in un mondo come quello di Death Stranding, l’idea di un Paese a cui appartenere è un baluardo illusorio che viene da un’altra epoca. Ma Bridget, in mezzo al dolore del cancro, ha gli occhi più sicuri che mai: «se non saremo di nuovo uniti, l’umanità non potrà sopravvivere», sentenzia, amara. «Da soli, non abbiamo futuro».
Sam la solitudine la conosce. Effettivamente, ha senso perfino per lui, l’idea che da soli non si ha futuro: da solo lo è da un bel po’ e non si può dire che si addormenti e si risvegli la mattina dopo pensando di avere un futuro. Subisce una stanca vita da uomo inerte che gli altri scambiano per quella di un inscalfibile uomo forte.
Quando Bridget gli muore addosso, però, perfino lui è scosso: è l’unica madre che abbia mai avuto, la donna che lo ha cresciuto, e pregandolo di aiutare Amelie gli ribadisce di amarlo. E che lo aspetterà pazientemente sulla Spiaggia.
Bridges si rende conto che la Presidente è morta, ed è il panico. Come in un vespaio, i membri della compagnia la soccorrono, la risistemano sul letto, cercando di rianimarla. Sam è nella sua ampolla mentale, i suoni sono ovattati, il mondo sembra irreale. L’unica cosa che gli sembra ancora vera è la foto che tiene in mano: la donna più anziana dietro di lui e la donna incinta in abito bianco era proprio Bridget.
È rimasto solo lui. A proposito di solitudine.
Un altro cadavere, nel mondo di Death Stranding, significa un altro problema, soprattutto ora che l’unità di cremazione di Igor è stata spazzata via. A malincuore, Sam deve accettare un’altra consegna: trasportare il corpo di sua madre al più vicino inceneritore, per evitare un’altra esplosione che nuclearizzerebbe anche Capital Knot City.
Mentre Deadmand e Die-Hardman discutono di come tenere segreta la morte della Presidente – scoprire che non c’è più, dato che era la maggior sostenitrice della Riunificazione, sarebbe un duro colpo per tutti quelli che ne condividono gli ideali, e un trionfo per i terroristi Separatisti – Sam è ancora nel suo mondo. Non ha avuto nemmeno il tempo di rendersi conto della morte di Bridget, quando gliela caricano in spalla per disfarsi del suo corpo e lasciarla finalmente riposare.
La strada per l’inceneritore è in salita e costellata degli strumenti che Igor usava per aiutarsi, quando compiva quel lavoro: scale, chiodi di arrampicata, indicazioni.
Sam riesce a raggiungere l’inceneritore, un capannone isolato in cima alla montagna, dove le emissioni di chiralium dovute alla cremazione non potranno arrecare danni alla città, nemmeno se dovessero attirare delle CA.
Mentre Sam crema il corpo di Bridget, Deadman gli comunica di bruciare anche «l’altro carico» che gli è stato assegnato: scopre di avere nei bagagli con sé anche BB-28, il pod del bambino di Igor, di cui è stato disposto lo smaltimento. «Non ha funzionato» ed è tutta colpa sua se le CA hanno beccato Igor e i suoi, secondo Deadman: il direttore Die-Hardman ha già approvato lo smaltimento.
Sam si rifiuta. «Ma è ancora vivo!», obietta, mentre il bambino gioca e si ciondola dentro il pod. Nonostante l’ordine, mentre Deadman continua a parlare del BB come se fosse solo un equipaggiamento, l’inceneritore viene investito dalla cronopioggia e le CA arrivano a frotte.
Sam si rende conto di essere circondato e fa la sola cosa possibile per provare a eluderle: si collega al pod del BB. La sensazione è orribile: i flashback di un uomo misterioso gli si fanno davanti agli occhi, lo scollegano dal mondo reale.
Quando riesce a riordinare i pensieri, con un po’ di insistenza, il corriere riesce a far funzionare il sensore Odradek con l’intercessione di BB-28: ora può individuare la posizione della CA e provare a mettersi in salvo. Se lo beccassero, una voragine potrebbe polverizzare Capital Knot City.
Insieme, Sam e il BB ce la fanno e riescono a tornare indietro sani e salvi fino alla città. Il bambino che il corriere doveva bruciare non solo è vivo, per quanto nel suo pod, ma funziona: di certo, quello che è successo a Igor non è stata colpa sua. Il lato inquietante è che Sam continua a vedere gli strani flashback di un uomo che parla con il BB ogni volta che ci si collega, e che dice di esserne il papà.
Deadman accoglie Sam con stupore, quando lo vede rientrare con il pod, ma l’uomo non usa mezzi termini per liquidarlo: per Deadman è Sam ad avere salvato il BB, ma la realtà è che il BB, permettendogli di eludere le CA, ha salvato tutti loro – città compresa. E Bridges, invece, voleva cremarlo come se niente fosse…
Capitolo 2: Amelie
Sam si ritira nelle sue stanze private, finendo con il prepararsi per un incontro che non si sarebbe mai aspettato – l’unico che potrebbe convincerlo a realizzare la visione di Bridget.
Nello studio del direttore Die-Hardman, l’uomo gli presenta «la faccia della nuova speranza, della nostra nuova America», lasciando spazio proprio ad Amelie, la donna in rosso.
Sam è attonito dal vederla, è il suo fianco scoperto – e Amelie ha appena perso tanto quanto lui, dato che si riferisce a Bridget come «mia madre», facendo capire al giocatore che lei e Sam sono cresciuti come fratelli, entrambi figli di Bridget.
Lo stupore di Sam è difficile da nascondere: sono dieci anni che non incontra Amelie, ma non è invecchiata di un solo giorno, grazie al fatto che il suo corpo è sulla Spiaggia, come rivela la donna. E sulla Spiaggia, il posto dove Sam la incontra nei suoi sogni, il tempo non funziona come nel mondo dei vivi. A dire il vero, probabilmente lì il tempo non funziona e basta.
Amelie è determinata a realizzare la visione di Bridget e a dare vita alle Città Unite d’America, le UCA. Era partita con la spedizione conosciuta come Bridges I, per farlo: una missione durata tre anni dove la donna, che accompagnava dei membri di Bridges, ha cercato di riconnettere gli abitanti isolati e le città dei vecchi USA da est a ovest, fino alla città di Edge Knot.
Nel suo passaggio, Bridges I ha cercato di preparare il terreno per l’arrivo di una seconda spedizione, Bridges II, che avrebbe poi sfruttato i terminali per connettere a tutti gli effetti le persone, tramite una tecnologia appositamente sviluppata da Bridges.
Qualcosa, però, è andato storto: Amelie è stata intrappolata proprio a Edge Knot City ed è ora tenuta in ostaggio dal gruppo di terroristi separatisti conosciuto come Homo Demens, che si dice sia capeggiato dal potente e scaltro Higgs Monaghan.
Higgs sta così trattenendo Amelie a Edge Knot City, ma le permette di comunicare con la Bridges: la sua idea è tenerla prigioniera come garanzia contro la compagnia chiave del Ricostruzionismo, in modo che non osino avvicinarsi alla sua città.
Niente avrebbe potuto convincere un uomo disilluso come Sam a unirsi alla causa di Bridget, ma questo sì, Amelie sì: la missione di Bridges II, che deve ripercorrere il tragitto di Bridges I per connettere le persone tramite la rete chirale – una sorta di network di comunicazione creato dalla Bridges – finisce proprio a Edge Knot City. E Sam, così, può non solo connettere le persone come vorrebbe la sua famiglia, ma può raggiungere sua sorella e trarla in salvo dagli Homo Demens. Alla fine, è lei la sola famiglia che gli resta.
È restio, riluttante, non vuole ammetterlo. Il bracciale che Deadman gli ha messo dopo averlo soccorso, in seguito alla morte di Igor, per loro è uno strumento di connessione e comunicazione, ma Sam vede quello che dice la sua forma: è una manetta, e lui di manette e legami ne ha abbastanza.
Ma quello con Amelie non si può recidere.
Quando si ritira nelle sue stanze, Sam la vede di nuovo sulla Spiaggia e Amelie glielo ricorda: a migliaia di km di distanza, lei e suo fratello sono uniti – nonostante i metri e nonostante gli anni. Non può fare finta di niente e abbandonarla, semplicemente non può. Proprio come, nonostante l’apparente freddezza, lo ha scosso la morte di Bridget.
Sam non è davvero freddo e risoluto: è rotto. Dalla vita e, assurdamente, dalla morte. Non ha niente da chiedere al futuro: ambizioni, speranze, una visione, ma a quanto pare sua madre e sua sorella sì. Tra sé, si dice che lo farà per loro: accetta l’equipaggiamento di Bridges, il ciondolo Q-pid che servirà per connettere i terminali predisposti dalla spedizione di Amelie, porta con sé anche BB-28 che lo ha già aiutato all’inceneritore, e si mette in cammino.
L’ovest è lontanissimo, ma tutti i chilometri cominciano con il primo passo.
Nei suoi primi viaggi, Sam scopre i vantaggi della rete chirale: può costruire strutture, ricevere oggetti da altri corrieri e donarglieli, solo con lo scopo comune di riunire il mondo e rimettere in contatto le persone, troppo spaventate dalla morte per vivere.
Tramite il codec delle sue manette, lo staff di Bridges continua a parargli e guidarlo: il direttore Die-Hardman, il medico e tecnico Deadman, l’ingegnera Mama, lo studioso della Spiaggia conosciuto come Heartman. Tutti credono nella causa di Bridget e di Amelie. Sam non può essere più “rotto” di loro e spezzare le loro aspettative.
Un tragitto alla volta, muovendosi tra varie strutture e abitanti sparsi, è alle porte di Port Knot City. A gestire la logistica è Viktor e l’incontro è amaro: è il fratello di Igor, riconosce il ciondolo di suo fratello appeso al pod di BB-28. Sam gli racconta di essere stato con lui fino alla fine, Viktor decide di lasciare a lui il ciondolo di suo fratello minore. E un mondo senza connessioni è così: un mondo dove scopri solo dalla bocca di uno sconosciuto venuto da lontanissimo che tuo fratello è morto e com’è successo.
Per superare Port Knot City, Sam deve attendere un passaggio da una compagnia di corrieri privati – la Fragile Express, l’unica che ha a disposizione una nave per trasportarlo. In attesa del suo arrivo al porto, riposa e, quando riemerge dalle sue stanze, i flashback al collegamento con il BB-28 continuano: lo stesso uomo sconosciuto dei flashback precedenti, che sembra il padre del BB gioca ponendo davanti al suo pod un ciondolo uguale a quello che c’è ancora appeso nello stesso pod. Gli promette che un giorno l’umanità andrà perfino nello spazio.
Per ora, però, sulla Terra le cose non vanno poi così bene. Quando Sam esce all’esterno, la cronopioggia si abbatte sulla città e un’ondata di catrame lo investe: si trova davanti al potentissimo Higgs, il leader degli Homo Demens, che sembra in grado di controllare il catrame, la pioggia, le CA. E di captare il dolore e i segreti di Sam: solo accostandoglisi, l’uomo capisce che Bridget è morta e che Amelie è la nuova presidente. Fragile, che stava raggiungendo il porto per incontrare Sam, si allontana dai due uomini.
Higgs scatena una CA gigante contro Sam, intenzionato a spazzare via la spedizione sul nascere: se dovesse fagocitare Sam, come accaduto a Igor, ci sarebbe una voragine che polverizzerebbe tutta Port Knot City.
Sam combatte in mezzo al catrame, sfruttando anche una grande scoperta di Heartman: il suo sangue e le sue deiezioni hanno effetti negativi contro le CA. Quando l’orribile mostro, simile a un calamaro, si accascia sconfitto, il catrame si riassorbe e Port Knot City è salva. È la prima volta che un essere umano esce vivo da un incontro con una CA del genere: forse, per l’umanità c’è ancora speranza.
Finalmente, Sam può raggiungere il porto, dove Fragile lo attende. Sembra che la donna conosca molto bene Higgs, dal momento che ammette di aver lavorato con lui, prima che diventasse un terrorista Separatista. La sua voce è ferita, meno sicura, quando parla di Higgs: c’è qualcosa di doloroso che li unisce e li separa, ma non c’è tempo per questo. La missione deve continuare e la nave è pronta a salpare verso Lake Knot City.
Capitolo 3: Fragile
Sul ponte, Fragile avvicina Sam per chiedergli un favore che riguarda Higgs. Sfinito dallo scontro con la CA, però, l’uomo si è addormentato e lei rinuncia.
Nei sogni di Sam, Amelie si presenta all’istante, con intorno a loro solo la Spiaggia dove l’ha sempre incontrata fin da quando era bambino. Il gioco ce lo mostra, giovanissimo e spaventato, con Amelie che gli insegna una lezione: «vivere non è diverso dall’essere morti se si è completamente soli».
Per rassicurare il bambino, impaurito dai suoi incubi, la donna gli dona un acchiappasogni da tenere al collo. È lo stesso che Sam porta ancora appeso al suo zaino, simbolo del legame con sua sorella, della promessa di lei di esserci sempre.
Sam vuole fare altrettanto per lei e ricorda tutto, anche che non sapeva arrivare alla Spiaggia da solo: «mi ci portavi tu», rimarca. La risposta di Amelie è lapidaria: chi ha un corpo a cui fare ritorno, non può andare e venire dalla Spiaggia come desidera.
Quando Sam riapre gli occhi, la nave è arrivata finalmente a Lake Knot City, la prima città della più grande porzione del continente da collegare alla rete chirale e da far unire alle UCA. Bridges decide di collaborare con Fragile Express per convincere i prepper di quest’area a unirsi alla nuova nazione.
La compagnia, che la giovane Fragile ha ereditato da suo padre, ha infatti già dei legami con molti abitanti della zona, che Sam può sfruttare per mettersi in vantaggio. Mentre si riposa nella sua stanza, ancora una volta il corriere vede comparire Amelie sulla Spiaggia, ricordandosi di quando fu lui a donarle il ciondolo che lei indossa. È un Quipu, che veniva utilizzato per contare in antichità: Amelie lo indossa subito e promette che farà un nodo ogni volta che lei e Sam si incontreranno sulla Spiaggia. E di nodi, in quel ciondolo, ne abbiamo visti un bel po’…
Svegliato da una visita di Fragile, Sam si sente rivelare dalla donna che Higgs ha quasi compromesso la reputazione della sua compagnia. Inoltre, mentre lei gli offre per l’ennesima volta di mangiare un criptobionte – degli esserini comparsi dopo il Death Stranding, che attenuano gli effetti negativi della cronopioggia e del chiralium – Fragile gli rivela che il suo livello di DOOMS le permette di usare la sua Spiaggia per teletrasportarsi da un posto a un altro: un potere che sarà importante sfruttare, magari anche contro Higgs, che la donna sembra odiare così tanto.
Rimessosi in cammino, Sam inizia a collegare pian pianino tutti gli abitanti che incontra: la zona è anche ricca di MULI, degli ex corriere deviati dall’esposizione al chiralium, che ora rappresentano un pericolo e che cercano di impadronirsi delle consegne altrui.
Confrontandosi con gli abitanti della regione, si rende conto che c’è chi apprezza Fragile e la ritiene un’eroina, e chi invece non ha una buona impressione di lei, chi addirittura la considera una pericolosa terrorista, chi pensa che abbia a che fare in prima persona con gli attacchi degli uomini di Higgs. Sam porta avanti il suo lavoro, ma vuole capire con chi sta lavorando: chiede anche delucidazioni al direttore Die-Hardman, che non ha dubbi – Fragile odia Higgs e, che ci piaccia o no, «lei ci serve».
Messosi in contatto con lei, Samuel la incontra al centro logistico a sud di Lake Knot City: pretende un chiarimento sul rapporto tra lei e il capo dei terroristi.
Fragile si confida con lui: quando suo padre, che credeva fermamente nella ricostruzione dell’America, morì, lei si aggrappò ad Higgs, che all’epoca era a sua volta un corriere, determinato a riunire il mondo. Considerando che Higgs aveva il monopolio delle regioni a ovest, Fragile ritenne la collaborazione vantaggiosa – e lo fu, almeno all’inizio.
Qualcuno riuscì a violare i sistemi della Fragile Express, ottenendo i pass di sicurezza per entrare nelle città: le consegne di medicine e cibo diventarono così consegne di fucili e bombe, che armarono i terroristi e crearono divisioni e terrore, non certo unione. E Higgs era la mente di tutto.
Si spinse oltre: recuperò un’atomica e la fece consegnare a Fragile a Middle Knot City, senza che lei sapesse cosa trasportava. Della città, oggi, è rimasta solo una voragine: la bomba è esplosa, consegnata dalla donna.
Non si può biasimare che Fragile lo odi così tanto: l'ha costretta a commettere una strage e, cosa per lei ancora più inaccettabile, ha minato l’eredità del nome di suo padre. Davanti a queste confidenze, perfino Sam non ha più di che replicare: può solo continuare le sue consegne, le motivazioni di Fragile sono chiare e anche il perché delle opinioni discordanti su di lei.
Prima di congedarsi, lei gli rivela di essersi impegnata per salvare South Knot City, città che in effetti è stata distrutta in parte, ma di non esserci riuscita del tutto.
Sam si rimette in marcia, ma la voce di Fragile gli risuona in testa: un po’ come a lui, non le importa dell’America, o del ricostruzionismo. Le importa di Higgs e dell’eredità che suo padre le ha lasciato, proprio come a Sam non importa dell’America, ma della volontà di Bridget e di ritrovare Amelie.
Il corriere, intanto, continua ad avere flashback di quello che sembra il padre del BB ogni volta che si connette a BB-28, ma Deadman, che si occupa delle ricerche, non ha ancora scoperto nulla delle origini del bambino e dell’uomo misterioso.
Alcune consegne si rivelano più facili di altre, ma Sam continua il suo percorso, tra la stazione meteo, il rigattiere e la sua fidanzata ritrovata, aree ricche di CA e assolutamente impervie da attraversare. Quando si ritrova a Lake Knot City per una nuova consegna, Sam riceve un pacco da un misterioso operatore della Bridges: scopre troppo tardi che è ancora, di nuovo, lo stesso orrido trucco.
Il pacco, etichettato Bridges e Fragile Express, è una bomba nucleare ed è da portare a South Knot City. Esploderà se si allontanerà dal corpo di Sam. Non c’è tempo da perdere: il corriere e Fragile si incontrano a metà strada, al centro logistico a sud di Lake Knot, per decidere il da farsi e impedire ai terroristi di Higgs – che era, senza la sua maschera, proprio l’infiltrato che ha dato la bomba a Sam – di mettere a segno l’ennesimo attacco.
L’unica speranza, come suggerisce Fragile, è gettare l’atomica nel cratere di catrame accanto a South Knot, dove l’esplosione verrebbe soffocata proprio dalla densità del catrame. Il timer corre, e Sam corre con lui: ha una ventina di minuti per raggiungere la destinazione e disfarsi dell’atomica.
Il piano ha successo: la bomba viene inghiottita dalla pozza di catrame che praticamente è senza fondo, ed esplode senza fare vittime. Seduti a riva, Sam e Fragile tirano un sospiro di sollievo. È la seconda volta che lei, rischiando tutto, salva South Knot City, o quello che ne rimane.
La donna si sente ancora in colpa per quello che è successo e completa il racconto iniziato qualche giorno prima, rivelando che si accorse dell’atomica solo quando era già alle porte di South Knot City. Provò a portarla via, ma Higgs la scoprì e la prese prigioniera, mentre non era ancora riuscita a disfarsi della bomba.
Con quindici minuti di tempo prima dell’esplosione, al riparo sotto una vecchia strada sopraelevata, spogliò Fragile e col potere delle sue DOOMS fece arrivare la cronopioggia. Sadicamente, la pose di fronte a un ricatto: Fragile poteva salvarsi, semplicemente lasciando lì la bomba e usando il suo potere, conosciuto come Salto di Fragile, per teletrasportarsi via. Ma South Knot City sarebbe esplosa.
L’opzione B era che Fragile prendesse con sé la bomba e la portasse il più lontano possibile da lì, per salvare la città, ma sotto la cronopioggia. «Baratterai un bel po’ del tuo tempo con ciò che resta della città?» la irride Higgs.
L’unica concessione che le fa, è coprirle il viso con un passamontagna, perché suo padre ne andava fiero, le dice. Le rivela di averla tradita perché ha trovato qualcuno che lo completa, e che anche se dovesse provare a salvare South Knot, rimarrebbe sempre e per tutti quella che ha portato l’atomica a Middle Knot.
Ma Fragile non esita. «Non è facile spezzarmi» dice, determinata, prima di correre via sotto la cronopioggia, ogni goccia sulla pelle che le porta via anni di vita, nel tentativo disperato di raggiungere il cratere di catrame e gettarci dentro l’atomica.
Sono Fragile, ma non sono così fragile.
La cronopioggia, però, non fa sconti in base al coraggio: i danni che Fragile riporta sul suo corpo sono irreversibili e invecchia vistosamente via via che viene bagnata dalla pioggia di questo mondo apocalittico. Cade, si rialza, non si scoraggia: è una condannata a morte, ma può ancora salvare quella città senza speranza e lo fa.
È per questo che gira con scoperto solo il suo viso, oggi: perché è l’unica parte di sé che mostra la sua vera età. Ed è un’eroina, anche per Sam, anche se per molti ha distrutto Middle Knot. Ma Fragile ripudia questa etichetta: si è pentita di quella scelta, di dover fare i conti del tempo da vivere che la cronopioggia le ha tolto.
La sua voce è ferita, l’odio per Higgs è viscerale: le ha tolto tutto. Lei ha salvato la città, non ha potuto salvare se stessa, e Higgs le deve una spiegazione, una reale, sul perché l’abbia tradita facendola passare per terrorista.
Mentre chiacchierano, Sam finalmente accetta di mangiare un criptobionte con lei. L’uomo che non vuole nemmeno essere toccato, si fida di mangiare ciò che qualcun altro gli offre. È un enorme passo in avanti, che dimostra la sua fiducia nei confronti di Fragile: la stima e la rispetta. Non male, per un uomo che pensa che l’umanità non abbia speranza.
Quando, finalmente, Sam raggiunge South Knot City per ultimare le sue consegne in zona, in cielo compare un impressionante tornado che risucchia tutto.
Sam compreso.
Capitolo 4: Unger
Nulla ha senso: quando Sam riapre gli occhi, si ritrova in trincea, nella Prima Guerra Mondiale. Un gruppo di soldati scheletro lo bracca, costringendolo a sfoderare le sue armi per difendersi.
A capeggiarli c’è lui. Sam non crede ai suoi occhi, ma è lui: l’uomo dei flashback, quello che vede ogni volta che si collega a BB-28.
Il corriere ingaggia lo scontro con l’ufficiale del drappello militare e riesce ad avere la meglio. Quando gli si avvicina, però, questo cerca di abbrancare il pod del BB, accapigliandosi con Sam. Un altro flashback gli si fa davanti agli occhi: l’uomo, in abiti civili, che sembra stringere il pod del bambino al suo petto, mentre allarmi suonano e gli viene intimato il fermo.
Sam si ritrova davanti a South Knot City. Confuso, spaesato: Mama gli dice che il blackout dovuto alla tempesta è durato un secondo, ma quello che per il mondo reale è stato un secondo per Sam è stato molto, molto di più: il tempo della battaglia con il super soldato.
Ma Mama è sicura: «ci siamo sentiti non più di un minuto fa».
La discrepanza nelle loro percezioni è inquietante, ma Sam è sicuro di cosa ha vissuto e di cosa ha visto. Non era un sogno, non era un ricordo, non era un’allucinazione: era in guerra con un uomo che voleva il suo BB. E non sa perché.
Capitolo 5: Mama
Il prossimo passo nel viaggio di Sam è proprio raggiungere il laboratorio di Mama, nei pressi della città: la studiosa ritiene di poter migliorare il Q-Pid della spedizione, dato che è sempre stata dubbiosa sull’efficacia di questa prima versione e aveva integrato dei limitatori, per evitare che le connessioni facessero aumentare i livelli di chiralium, e quindi gli effetti spiacevoli del Death Stranding.
Anzi, è addirittura possibile che perfino la tempesta che ha trascinato via Sam – che però, a quanto pare, lo ha risucchiato via solo secondo lui – si sia generata proprio per gli squilibri del Q-Pid, che sta collegando alla rete chirale sempre più centri e persone.
Mama vuole vederci chiaro e Samuel la raggiunge nel suo peculiare laboratorio. Dentro le rovine di quello che sembra essere un ospedale, la donna, una giovane dalla lunga coda castana e con due accecanti occhi azzurri, dimostra subito il perché del suo soprannome: è madre di una bambina e se ne deve prendere cura, quindi non può spostarsi da lì.
Solo che la bambina è una CA. Niente paura, rassicura subito Sam: è connessa solo a lei e non attacca i vivi. Come se tutto fosse normale, la studiosa procede ad analizzare i dati registrati dalle manette del corriere, e scopre che effettivamente non mentiva: spari, dialoghi, qualcosa che è successo solo per Sam, ma non per il resto del mondo, come se ci fosse stata una dimensione-altra.
La bambina, per quanto possibile, piange. Mama lo riconduce a dei picchi di densità chirale: è aumentata enormemente da quando Sam sta collegando i centri abitati con il Q-Pid, forse è la stessa cosa che ha scatenato la super-cella che ha portato via Sam, spedendolo in trincea.
L’unica soluzione, è sovrascrivere il software del Q-Pid con una versione aggiornata con un apposito limitatore, in modo da porre un freno alla densità chirale. Mama, però, non può farlo: lei ha progettato l’hardware, ma il software è stato scritto da una donna chiamata Lockne, che Sam dovrà raggiungere tra i picchi innevati: è lei a dirigere Mountain Knot City.
La bambina però, piange ancora. È irrequieta e Mama sa che non può continuare così. Quando Sam le chiede spiegazioni, la donna racconta che stava partorendo con un cesareo, quando ci fu un attacco terroristico e l’ospedale le franò addosso.
Nessuno venne ad aiutarla, dovette provare a bere la cronopioggia per non morire, bloccata sotto le macerie. Fu così che partorì ma, come dice lei, partorì morte e non vita. I pianti della bambina, però, la salvarono: pianse così forte che, dopo giorni, dei soccorritori la sentirono e poterono trovare e soccorrere Mama.
La donna e la sua bambina sono legate indissolubilmente da allora, anche se il cordone che le lega porta a una CA: si capisce perché Mama non può lasciare il suo laboratorio, che è costruito proprio nelle macerie dell’ospedale.
Sam è sorpreso che Mama abbia scelto di accudire una bambina morta piuttosto che vivere in mezzo ai vivi, ma lei gli fa notare che proprio lui – che si è isolato da tutto e tutti, non può certo farle la morale. Prima di salutarsi, Mama gli preleva un po’ di sangue per analizzarlo, proprio perché i fluidi di Sam, in quanto riemerso, hanno effetti per sconfiggere le CA. Quando lei lo tocca per il prelievo, il corriere esita, come sorpreso da qualcosa, ma le parole gli muoiono in gola e qualsiasi frase stesse pensando non gli esce di bocca.
Il viaggio per Mountain Knot City sarà lunghissimo, complesso e in salita. Nonostante le condizioni atmosferiche, Sam prosegue agilmente e, su ordine di Die-Hardman, continua a usare anche in altri centri il Q-Pid che deve far aggiornare: una volta arrivato da Lockne, l’upgrade si propagherà ovunque, grazie alla rete, inserendo il limitatore di picchi chirali.
Riposando al centro logistico nei pressi della città, in un incubo l’uomo vede Higgs che strappa dal collo di Amelie il suo Quipu – il ciondolo che lui le aveva regalato, simbolo del loro legame – colpendola anche con una coltellata al collo. Poi, il terrorista si avventa su di lui, sulla Spiaggia, quando Sam si sveglia.
Nella sua stanza, l’ologramma di Amelie c’è davvero, ma è nel panico: sua sorella gli rivela che Higgs e i suoi, gli Homo Demens, sono tornati a Edge Knot City e hanno spazzato via tutto. Della città rimangono macerie. Sam nota che effettivamente lei non ha più il suo ciondolo, prova a chiederle spiegazioni – è possibile che quello ha visto nel suo incubo sia successo davvero? Amelie gli raccomanda di aiutarla, connettendo tutti per raggiungere Edge Knot City. E Sam non può esitare, dubbi e incubo o meno.
Siamo ancora legati se Amelie non ha più il mio Quipu? Higgs glielo ha preso davvero? sembra domandarsi Sam, mentre inizia una nuova giornata di lavoro.
Deadman lo contatta: finalmente ha delle novità sui BB. Scopre che vennero usati per la prima volta tre anni prima, dai terroristi separatisti, che volevano usare i bambini per individuare le CA e usarle contro Bridges. Scoperta la cosa, la compagnia fece lo stesso. È probabile che anche il BB che Sam porta con sé, BB-28, sia stato messo nel suo pod con questo scopo – ma sono solo teorie: non c’è nessun documento ufficiale che parla di BB-28 negli archivi della Bridges.
È qui che Sam apprende degli esperimenti che spazzarono via l’isola di Manhattan: un tentativo di capire le origini del Death Stranding, appoggiato dal Governo, che generò un’altra voragine e venne raccontato al pubblico come un generico attacco terroristico. Tutto venne insabbiato, ma decine di anni dopo i Separatisti poterono recuperare quella tecnologia, e riportarla misteriosamente alla luce.
L’arrivo a Mountain Knot City è amaro: Lockne scaccia via in malo modo Sam e non vuole saperne nulla della Bridges. La realtà è scomoda: non è solo una delle persone che hanno partecipato alla spedizione di Bridges I, ma è la sorella gemella di Mama, che in realtà si chiama Målingen. Due nomi perfetti, per due geni scientifici, considerando che sono quelli di due crateri gemelli che si trovano in Svezia, formatisi per degli impatti con asteroidi.
Målingen è un genio di fisica applicata, Lockne di fisica teorica. La prima ha sviluppato l’hardware del Q-Pid, la seconda il software. Sono delle metà opposte eppure complementari in tutto. Die-Hardman racconta a Sam che, dopo l’incidente dell’ospedale di Målingen, Lockne non ha voluto più saperne nulla di Bridges e di sua sorella. L’unico modo per sbloccare la situazione, è provare a risolvere la sua evidente crisi con Mama.
Sam torna fino al laboratorio della scienziata, che lo saluta con una nuova invenzione: ha aggiornato le Manette Link, per fare in modo che ora includano una speciale lama capace di recidere i cordoni ombelicali delle CA, tagliando il loro legame con il mondo dei vivi e rispedendole a riposare nel mondo dei morti. Il primo esperimento per vedere se funzionano avverrà… con la bambina di Målingen.
Sam è incredulo, quando lei glielo propone. La donna ha la voce strozzata, ma è decisa: «questo non è mai stato il suo mondo», ammette Mama. E, oltretutto, non era davvero o completamente sua figlia: era di sua sorella.
Målingen è sterile per via delle sue ovaie che non producono ovuli, Lockne non poteva rimanere incinta per un problema all’utero. Anche in questo, le due sorelle sono complementari – solo che Lockne voleva un figlio da un uomo che amava, che morì in un incidente. Era persa, quando accadde, e l’idea fu di Mama, che sentiva la sua depressione, la sua difficoltà a sopravvivere: usare il seme dell’amato, l’ovulo di Lockne e il suo grembo per dare a sua sorella un figlio.
La fecondazione funzionò, ma al momento del parto ci fu l’attacco e Mama non poté più lasciare l’ospedale per raccontare a sua sorella cosa era successo. Senza connessione, senza possibilità di comunicazione, perfino due gemelle capaci di sentire le emozioni dell’altra da chilometri non riescono più ad andare d’accordo.
«Devi interrompere dei legami per forgiarne degli altri. Non si può rimanere legati a tutto», le parole di Mama sono piene di dolore e consapevolezza. Se per ritrovare finalmente sua sorella, la metà della sua anima – al punto che alcuni addirittura ritenevano che le due fossero una persona sola divisa in due corpi – dovrà lasciare finalmente riposare in pace la sua bambina, lo farà.
Sam è provato, ma esegue il suo desiderio. In un ultimo pianto, la bambina è libera, viene accolta da una figura che sembra effettivamente la stessa Mama, nell’aldilà, mentre Mama in carne e ossa, devastata, crolla tra le braccia di Sam, dicendole addio. La sua forza vitale sembra essersi esaurita con quella della bambina.
Dopo uno scontro con una CA gigante invocata da Higgs, Sam si mette in marcia per portare Mama in spalla da sua sorella Lockne. Durante il tragitto, Målingen gli rivela che non erano solo sorelle: erano sorelle siamesi. Ricorda perfino il loro battito nel grembo. «La mia gioia era la sua gioia» confida, in merito al condividere le emozioni. Erano davvero un’anima sola in due corpi, come qualcuno diceva – al punto che hanno perfino la stessa Spiaggia, lo stesso terreno di passaggio nell’aldilà, che le persone con le DOOMS – come Sam, come Fragile, come Amelie, possono visitare.
Målingen ha sempre pensato che la rete chirale potesse aiutare le altre persone a raggiungere quel livello di connessione, potesse farle sentire unite e complete come lei si sentiva con Lockne. «So che potrebbe cambiare il mondo» confida a Sam, mentre nella sua voce c’è sempre meno forza, sempre meno respiro.
All’arrivo a Mountain Knot City, la donna è stremata. Incredula davanti a sua sorella dopo tanto tempo, Lockne la raggiunge subito e la abbraccia, mentre sua sorella cerca di scusarsi per non essere riuscita a dare vita alla bambina, come le aveva promesso.
Lockne non vuole darlo troppo a vedere, ma è a pezzi. Le promette che proverà a salvare il mondo, dato che non ha potuto salvare la sua bambina, sistemando il Q-Pid, come Mama desidera.
Målingen muore tra le sue braccia: senza lo spirito della bambina, in realtà non c’è vita in lei: è morta nell’ospedale, dopo l’attacco, ed è proprio perché aveva sentito la sua pelle fredda che durante il prelievo Sam aveva esitato. Il suo Ka era già nell’aldilà, ma l’Ha è rimasto nel mondo dei vivi perché era legato alla bambina. Tagliato il legame, di Mama non è rimasto nulla: sapeva che, dicendo addio alla piccola, anche per lei sarebbe venuto il momento di andarsene.
Lockne non aveva idea di cosa era accaduto a sua sorella: pensava non si fosse più fatta sentire solo per tenersi la sua bambina, che l’avesse raggirata. È stata una mancanza di comunicazione, in favore di supposizioni, a dividerle per tutto questo tempo.
La studiosa aggiorna il Q-Pid di Sam, ma gli rivela che il software era stato modificato: stranamente, non era stato dotato dell’ultima versione che lei aveva sviluppato, proprio per evitare i picchi chirali. Ora, però, il problema è risolto. E, per assurdo, le ha permesso di abbracciare Målingen almeno un’ultima volta.
Ma Lockne la sente ancora, sente la sua voce, il suo spirito, come quando erano gemelle siamesi. I suoi occhi verdi sono pieni di lacrime, ma Lockne sorride, sa che lei e sua sorella sono di nuovo insieme: ora un’iride le è diventata azzurra.
Capitolo 6: Deadman
Quando Sam si sveglia dopo essersi riposato, nella sua stanza privata, scopre con terrore che il suo BB-28 non c’è più: «Lou?», lo chiama, facendoci capire di avergli dato un nome. Riceve una visita di Deadman, che glielo riporta, ma con una brutta notizia: il BB ha un problema gravissimo.
Mentre di solito i BB stanno tra i vivi e i morti, questo si sta legando a Sam, si sta “sbilanciando”. E la cosa non va bene: «questo è uno strumento», gli ricorda Deadman, non è un essere umano. È un bridge, non un baby. Legandosi a Sam, invece, sta diventando più bambino che ponte.
Se la cosa per Sam è tutt’altro che un problema, Deadman gli ricorda che un BB è solo un mezzo, che non esiste al di fuori del pod: c’è il 70% di possibilità di danni irreversibili solo provando a rimuoverlo da lì. Ma per Deadman i problemi avverranno già prima: con BB così legato a Sam, potrebbe “smettere di funzionare” nel giro di un paio di giorni.
Per questo bisogna resettarlo, ossia allontanarlo da Sam per convincerlo di nuovo di essere nel grembo della sua madre esanime, e non un vero bambino: il corriere teme che «Lou mi dimenticherà?», ma l’altro lo rassicura, prima di prenderlo in disparte e rivelargli, al riparo da qualsiasi cimice o microfono nella stanza, di aver scoperto altri dettagli sugli esperimenti sui BB.
Non solo sono andati avanti in gran segreto, quando invece pubblicamente si diceva il contrario, ma sono stati approvati dalla presidente Bridget Strand in persona. Voleva usarli per trovare le CA, certo, ma anche per la Rete Chirale, per il loro collegamento con la Spiaggia – la dimensione sospesa, a metà tra vita e morte: per Bridget, avrebbero reso l’accesso più facile, con quindi una mole di dati sterminata a disposizione della conoscenza umana, ma le cose andarono diversamente.
Non è chiaro nemmeno per Deadman quanto il direttore Die-Hardman sappia di tutta questa faccenda. In effetti, nessuno di loro lo ha mai visto davvero in faccia senza maschera.
Mentre Deadman lavora al reset di BB-28, Lockne entra nella squadra di supporto della spedizione facendo le veci di Målingen e Sam si rimette al lavoro, connettendo alla rete diversi Prepper vicini a Mountain Knot City.
Quando collega alla rete chirale la Fotografa, lo studioso Heartman scopre delle foto di pitture rupestri risalenti a trentamila anni prima, che a suo dire non rappresentavano dei delfini come sembrerebbe – dato che nella zona non ce ne sono mai stati, ma delle CA. Se così fosse, significherebbe che il Death Stranding non è un fenomeno del tutto nuovo, ma potrebbe essere alla base delle cinque estinzioni di massa già riconosciute dagli studiosi.
Sta però succedendo qualcosa di strano: la concentrazione chirale nella regione sta aumentando, nonostante il limitatore applicato da Lockne, e sembra sia prossima a generarsi un’altra supercella come quella che aveva trascinato Sam sul campo di battaglia.
Sam cerca di raggiungere Deadman in un rifugio di montagna mentre la tempesta si fa ingestibile, speranzoso di ricevere finalmente Lou dopo il reset operato dal dottore, ma tutti e tre vengono trascinati via: Deadman con Lou tra le braccia, lo stesso Sam che tenta di abbrancare qualcosa per non farsi risucchiare, ma che in fondo lo sa, che andrà ovunque finirà Lou. Anche dentro una supercella per un campo di battaglia.
Capitolo 7: Clifford
La dimensione dove i tre vengono trascinati, che potrebbe essere semplicemente la Spiaggia del super-soldato, questa volta ha l’aspetto della Seconda Guerra Mondiale, di un conflitto devastante nel cuore dell’Europa.
Deadman cerca di nascondersi con il BB, mentre Sam prova a rintracciarlo per reincontrarlo e capire come andarsene: il veterano cerca il bambino, e questo significa che correrebbe verso Deadman, e non verso Sam.
Terrorizzato dall’idea, Deadman gli rivela di essere ormai più a suo agio con i morti che non con i vivi – eppure, si sente legato a Samuel, forse per incoraggiarlo. Quando il corriere lo raggiunge, ammette anche di essersi a sua volta affezionato al BB. «Non è solo uno strumento», rimarca Sam, «si chiama Lou», e perfino Deadman sorride definendolo un bel nome, mentre si nasconde dal campo di battaglia.
Se ha funzionato una volta, funzionerà anche una seconda: così, Sam esce allo scoperto, insieme a Lou, per attirare a sé il super-soldato e i suoi scheletri, in modo da sconfiggerlo e tornare alla realtà. Lo scontro è spietato, ma il corriere riesce a vincere.
Caracollando, il soldato che anima tutti i flashback che Sam vede quando si collega al BB, si rimprovera, perché non avrebbe mai «dovuto chiuderti in quella prigione». I due uomini arrivano alla colluttazione, quando il soldato riconosce il pod del suo BB, e Sam gli strappa dal collo le medagliette di riconoscimento, finendoci inavvertitamente abbracciato.
Un nuovo flashback si innesca dalla visuale del BB: l’uomo che lo stringe al petto, le medagliette che ciondolano davanti agli occhi del bambino. Sembra ferito, barcolla, è sporco di sangue. Qualcuno lo bracca.
Quando il flashback finisce, Sam è nella sua stanza privata, insieme a Lou. Deadman gli fa visita grazie al viaggio rapido offerto da Fragile, affermando che Sam è stato trovato senza conoscenza, dopo il ritorno dal campo di battaglia, e portato lì.
Poi, si scusa con lui. Il nome Lou ha molto più senso ora che ha scoperto che era quello che Samuel e sua moglie Lucy volevano dare al bambino che aspettavano, ma che non hanno mai avuto.
I documenti di dieci anni prima, ancora negli archivi di Bridges, rivelano che Lucy morì improvvisamente al centro di una città, nel fiore degli anni. Nessuno avrebbe potuto prevederlo e nessuno lo fece: in quel momento Lucy era sola, e il suo corpo rimase solo abbastanza, insieme a quello del piccolo Lou mai nato, da generare una voragine che spazzò via tutto e tutti.
Mentre provava a rientrare a casa dal suo lavoro da corriere, l’esplosione investì anche Sam, che però riemerse: fu l’unico superstite e fu amaro scoprire che l’esplosione era stata innescata dalla morte di Lucy. Non solo: alcuni pensarono che Sam fosse in qualche modo responsabile di quanto accaduto, essendo l’unico sopravvissuto.
Fu allora che Sam decise di lasciare Bridges e chiunque altro. Lucy era morta, mentre aspettava Lou, e a Samuel non rimaneva niente per cui battersi. La vita, anzi, sembra solo prenderlo in giro: perdo chiunque ho intorno, ma io dalla Morte ci torno sempre. Gli altri muoiono, io riemergo e rimango da solo, in una sequela infinita di lutti da elaborare, la condanna di essere per sempre il superstite e di sapere, quando ti leghi a qualcuno, che probabilmente lo dovrai anche seppellire.
Per confortarlo, Deadman gli confida le sue origini, che sono simili a quelle del mostro di Frankenstein. Nacque da cellulare staminali potenziate, che però non portarono vita ad alcuni organi: quelli non funzionanti, vennero sostituiti da altri presi da cadaveri. È come se non fosse mai nato, non è mai stato generato davvero, Deadman non ha nemmeno un compleanno, un’ascendenza, una discendenza: è solo qui e ora, senza Ka. Un pupazzo di carne.
Per questo motivo, rivela Deadman, non ha nemmeno una Spiaggia: non c’è nessuna anima che dovrà transitare nell’Abisso, quando verrà il momento. È questa la sua motivazione per il lavoro che svolge in Bridges. E ora si è reso conto di avere finalmente un legame: con Sam. Si fida di lui, e i rapporti sono preziosi: gli dispiace che Sam, alla morte di Lucy, abbia deciso di reciderli tutti.
Dopo la colluttazione con il super soldato, Sam è riuscito a portare con sé la medaglietta dell’uomo: si chiama Clifford Unger. I dati parlano di un soldato reale, che ha servito le Forze speciali americane in Kosovo, Iraq, Afghanistan. Né Deadman né Sam sanno perché le Spiagge dove l’uomo li ha trascinati somigliano a campi di battaglia, né come sia finito coinvolto nel progetto dei BB.
Il gioco affida ai diari tutti gli altri dettagli sul rapporto tra Sam e Lucy. La donna era una terapista di Bridges che stava aiutando Sam contro la sua fobia di essere toccato. Lui era sconvolto dal fatto di essere un riemerso, addirittura si suicidò davanti a lei e riprese vita per dimostrarle quanto le DOOMS fossero centrali nella sua vita.
I due alla fine si innamorarono e la terapia funzionò: si sposarono e Lucy rimase incinta di Lou. Portare nel grembo il figlio di Sam, però, la portò ad avere un contatto più ravvicinato che mai con le DOOMS. Gli incubi di Sam, quelli della Spiaggia, di decine di animali morti, di presagi di morte, divennero anche i suoi.
Sam era sempre via per il suo lavoro di corriere e Lucy scoprì da Bridget la verità sullo stato di Sam di riemerso e le esplosioni del Death Stranding, sul fatto che la Spiaggia non fosse solo un incubo ma un posto reale a metà tra vita e morte, sull’avvento delle CA. Per Lucy fu troppo: nonostante fosse incinta di sette mesi, si suicidò, portando Lou nella morte con sé.
È chiaro perché Sam non riesca a perdonarsi: Lucy e Lou sono morti perché lui è un riemerso e perché il lavoro per Bridges l’ha portato lontano da loro. Sufficientemente lontano da non fare in tempo a rientrare in tempo, quando Lucy non dava più segnali di risposta ai suoi tentativi di chiamata, da non poter nemmeno evitare la polverizzazione della città in cui abitavano, dopo la necrotizzazione di sua moglie e di suo figlio.
Ecco perché BB-28 per Sam è semplicemente Lou: è come una seconda possibilità, l’illusione di riprendere da dove aveva lasciato, di fare finta che lui e Lucy siano comunque riusciti a dare vita a qualcosa di buono. È un provare a pensare che di Lucy non gli sia rimasta solo quella stupida foto dove c’è anche Bridget, mentre era incinta, no: in qualche modo, così, gli è rimasto anche Lou.
Mentre Sam fa una doccia nella sua stanza, Heartman, ricorda che mentre i nostri corpi, Ha, sono tutti in questo mondo, il nostro spirito, il Ka, ha una Spiaggia diversa per ciascuno di noi. La Spiaggia, nel passaggio tra vita e morte, è diversa per ogni individuo: si forgia in base a ciò in cui crediamo. Il fatto che la Spiaggia di Clifford abbiano forma di campi di battaglia, rimanda al fatto che molte morti contemporanee possono portare le Spiagge a “intrecciarsi”. Quando si è così pieni di rabbia e disperazione, come durante la guerra, non si esce più dalla Spiaggia: si rimane intrappolati in un ciclo, l’Abisso non si raggiungerà mai.
Sembra proprio quello che è accaduto a Clifford Unger. Per capirci di più, Sam deve raggiungere il laboratorio di Heartman, portandogli alcuni elementi utili per continuare i suoi studi sulle Spiagge. Le piastrine di Clifford, ma anche il cadavere di Mama, per un motivo inquietante e preziosissimo: non sta andando in necrosi. Speciale in vita per il suo genio e il suo amore, sembra proprio che Målingen sia speciale anche nella morte…
Samuel raggiunge il laboratorio di Heartman, sulle montagne, posto accanto a un lago dalla peculiare forma a cuore, e collega il terminale. Quando entra nello studio dell’uomo, lo trova steso su un letto, morto.
Un defibrillatore automatico lo rianima e gli fa riprendere vita. A quanto pare, Sam non è l’unico che torna sempre dall’Abisso…
Capitolo 8: Heartman
La presentazione tra Sam e Heartman non è delle più normali, ma di certo è sincera: lo studioso gli racconta di andare in arresto cardiaco ogni ventuno minuti, con un defibrillatore che lo rianima dopo altri tre. Come se la cosa non fosse già abbastanza terribile, il motivo è dei più tragici: Heartman si manda in arresto cardiaco spontaneamente, perché vaga per le Spiagge – un dono tutto suo, forse dovuto alla sua particolare condizione – in cerca della sua famiglia, che ha perso anni prima.
Il lago a forma di cuore, purtroppo, non è un ricordo positivo: la voragine che si è riempita d’acqua venne formata da due esplosioni che spazzarono via parte della città, compresa la famiglia di Heartman. Avvenne mentre lui stava affrontando proprio un’operazione chirurgica e, quando le esplosioni fecero saltare la corrente all’ospedale, anche le macchine per la terapia intensiva lo fecero. E, con loro, il cuore di Heartman.
Si ritrovò sulla Spiaggia, dove vide le decine di vittime delle due esplosioni, sua moglie e sua figlia. Provò a chiamarle, ma inutilmente. Il defibrillatore lo riportò nel mondo dei vivi dopo 21 minuti di arresto, la sua famiglia avanzò verso la morte – e quella fu l’ultima volta che poté vederle.
Ora, lo studioso ha infilato la sua vita in cassettini da 21 minuti ciascuno: mangiare, dormire, studiare, guardare un film, tutto 21 minuti alla volta. Per Heartman ne vale la pena ed è l’unico scopo per cui respira ancora: vuole ritrovarle, per dirgli addio, per provare ad andare avanti. O anche solo ad andare – anche via con loro, per lui va bene. «Il mio corpo è qui, ma in realtà sono già morto» confida a Sam, con una luce nella voce che mal si sposa a quello che sta dicendo.
Il corriere capisce, forse lo sente vicino, si apre: «anch’io ho perso la mia famiglia» gli dice, ma la parte “è come se fossi morto anch’io” non la dice, non a voce alta, almeno.
Heartman, prima che ci sia un altro arresto, analizza il corpo di Mama per confermare che non c’è necrosi. Non solo: a sua insaputa, Sam ha anche consegnato un cordone ombelicale, solo all’apparenza umano, ma che sembra collegato direttamente alla Spiaggia. Dovrebbe essere quello di Mama, ragiona Heartman, ma probabilmente è identico a quelli che sospendono le CA tra i vivi e i morti.
Per capire di più su tutto questo, sul Death Stranding e sulle misteriose Spiagge da guerra di Clifford Unger, Heartman incoraggia Sam a connettere nella rete chirale diversi studiosi che abitano nella zona, e che possono aiutare la ricerca della Bridges affidandosi alla storia che la Terra stessa reca con sé: le vecchie estinzioni di massa hanno a che fare con tutto questo? L’estinzione dei dinosauri nel Cretaceo fu già un primo Death Stranding?
Sam, con l’inseparabile Lou, parte per unire gli studiosi alla rete. Quando ha completato tutti i collegamenti nella zona, il corriere torna da Heartman, che intanto ha portato avanti i suoi studi e conferma che la bambina ormai non era solo una CA, ma a tutti gli effetti l’anima di Mama.
Mentre nessuno può ascoltarli, perché anche lui non sa se ci si può fidare del direttore Die-Hardman, Heartman svela a Sam anche il perché del cordone ombelicale che ha consegnato, a sua insaputa, per conto di Deadman: non era di Mama, ma di Bridget. Fu lei a consegnarlo al medico, dicendogli che vi risiedeva la chiave del Death Stranding.
In effetti, ha qualcosa di straordinario: nonostante il tempo passato, non si è decomposto né necrotizzato. È connesso alla Spiaggia, proprio come lo era Mama, che aveva chiralium nelle sue cellule.
Proprio il chiralium è la chiave di tutto: come confermano anche gli studiosi che Sam ha connesso, tutte le precedenti estinzioni di massa sono state accompagnate da ampie concentrazioni di chiralium. È possibile che le esplosioni, le voragini e il manifestarsi della Spiaggia siano solo segni tangibili di una nuova estinzione di massa, già in corso.
Heartman mostra a Sam dei fossili perfettamente conservati, con i loro cordoni ombelicali. Li abbiamo dati per “congelati”, ma forse il tempo per loro non scorreva come per noi: si sono conservati come hanno fatto Mama e il cordone ombelicale di Bridget.
C’è di più: alcuni di questi fossili hanno un cordone, ma non erano mammiferi. Non lo era il dinosauro che Heartman mostra, ad esempio, perché ciò che lui e Sam stanno vedendo non è un vero cordone da “mammifero”, ma una corda che lega alla Spiaggia. E la chiave è questa: la comparsa di un esemplare di una specie dotato di un collegamento alla Spiaggia, simile a un cordone ombelicale, significa che quell’essere è una entità estintiva. Il segnale dell’arrivo dell’estinzione di massa, il “ponte” che dalla Spiaggia porta il Death Stranding per fare un reset della vita sulla Terra.
Se così fosse, anche Bridget lo sarebbe. Effettivamente, nel loro primo incontro a Port Knot City, Higgs aveva detto a Sam che Amelie è una entità estintiva. E, se è la verità, e lei è foriera dell’arrivo dell’estinzione, Higgs aveva ragione. Forse Amelie ha preso questo “talento” da sua madre Bridget, a cui risale il cordone?
Heartman e Sam non hanno risposte, ma sanno che devono recuperarla da Higgs il prima possibile. A maggior ragione, se Amelie ha DOOMS così potenti da essere una entità capace di cagionare la sesta estinzione di massa.
Sam riprende il suo viaggio e raggiunge finalmente il ripetitore per arrivare a Edge Knot City. Sulle rive del lago di catrame, finalmente nell’ultima città a Ovest che si unirà alle UCA, Sam viene accolto in modo pittoresco da Higgs, che parla apertamente di estinzione e gli fa ciondolare davanti agli occhi il Quipu che ha sottratto ad Amelie.
L’uomo sembra potentissimo e gioca con lui come un gatto con il topo. Ma, checché ne dica il leader degli Homo Demens, Sam è arrivato fino a Edge Knot City ed è a un passo dal ritrovare Amelie: se, in mezzo a milioni di difficoltà e intemperie che hanno animato il suo viaggio, è comunque riuscito ad arrivare fino a qui, significa solo una cosa: che, di fronte alla volontà di ritrovare Amelie, niente può fermare Sam.
Capitolo 9: Higgs
Sam si muove subito per collegare il centro logistico vicino al lago di catrame. Quando si riposa, Amelie gli fa visita: si è nascosta nella sua Spiaggia, quella in cui afferma di essere addirittura nata, e chiede a Sam di collegare l’ultimo Q-Pid a Edge Knot City.
E gli rivela che sì, è vero: Amelie incarna l’estinzione. Sta cercando di unire tutti, ma probabilmente è sulla Terra per farli estinguere. E lo dice a Sam, sfiorandolo, mentre compare nella vetrina delle sue armi.
«Non lasciare che vi annienti» gli chiede, preoccupata da quella che è evidentemente la sua natura di entità estintiva, dandogli appuntamento nella sua stanza a Edge Knot.
Sam vuole, deve, ritrovarla. Vuole capire, aiutarla. Sta facendo la cosa giusta? Cosa c’è di più giusto di salvare la tua famiglia?
Il cammino di Samuel per Edge Knot City è strapieno di CA, sono letteralmente ovunque, e la città è in totale rovina, come se la morte le fosse esplosa dentro lasciando solo macerie e frammenti di vite esistite e cancellate.
Ma Sam ce la fa: consegna a Edge Knot City la chiave di attivazione della rete chirale – che ha sospettosamente la forma di un BB, dentro la sua scatola – e collega il Q-Pid. La connessione delle UCA ora è davvero completa: tutti i centri collegati sono uniti tramite la Spiaggia.
Sam raggiunge la stanza dove Amelie gli aveva dato appuntamento. L’incubo che anima i suoi sogni è dei peggiori: Amelie che ghigna, nascosta dietro la maschera di Higgs.
Sirene di allarme scuotono la struttura, la densità chirale sale rapidamente, l’allerta segnala l’impatto imminente con una entità sconosciuta. Sam riemerge dalla sua stanza e non crede ai suoi occhi: una CA titanica, più alta dei palazzi di Edge Knot City, vaga per le strade della città, enorme come quella che aveva fagocitato Igor all’inizio del viaggio.
Higgs esulta: ha avuto quello che voleva, una rete chirale completa. È la sua via per la sesta estinzione di massa, che porterà l’anitmateria delle CA ad annientare la vita sulla Terra, diffondendosi rapidamente grazie alla rete chirale strutturata da Sam – che connetterà tutte le Spiagge di ogni persona, distribuendo morte.
Le DOOMS, gli incubi, le visioni: Higgs è sicuro che tutto sia causato da Amelie. Sam non si fa spaventare: abbatte la CA gigante e cerca di raggiungere Higgs, che però gli spara. Il sensore Odradek che ha sulla spalla, guidato da Lou, devia i proiettili, ma colpisce il pod del bambino, che per fortuna è antiproiettile. A una seconda raffica, Sam si gira di spalle per evitare che il bambino venga colpito, ma rimane ucciso dai proiettili.
Poco male: è un riemerso. Nell’Abisso, ritrova il suo corpo e fa ciò che sa fare meglio: riemerge e torna in vita. Amelie è di certo sulla Spiaggia e c’è solo una persona che può aiutare Samuel ad andare e venire dalla Spiaggia: Fragile.
Con il suo aiuto, e forte del suo legame con Amelie, Sam riesce a raggiungere la Spiaggia di Amelie – alla quale di solito non aveva accesso liberamente, poiché era lei a “richiamarlo” lì nei suoi sogni. Fragile ricorda a Sam che le ha promesso di non uccidere Higgs, perché vuole sapere la verità su come l’abbia tradita.
Nella Spiaggia, lo scontro con Higgs è immediato: intrappola Amelie in quella che sembra una ragnatela, che peraltro richiama il logo della Bridges. È determinato ad accelerare la sesta estinzione di massa, che è già in corso: qualsiasi cosa facciamo, tra qualche centinaia di migliaia di anni gli umani non ci saranno più. Tanto vale, secondo Higgs, non opporsi alla natura e accelerarla, prendendosi un ruolo attivo nel Death Stranding.
I due uomini arrivano allo scontro con un dialogo che parla direttamente al giocatore: Higgs definisce il loro scontro un modo di porre fine a questa «infinita rottura di palle», ossia Death Stranding, in un combattimento dove non ci sono CA, non ci sono voragini, non ci sono «puttanate», dice, scherzando lui stesso sul tono del gioco. E qui non c’è riemersione: chi muore nella Spiaggia, muore. Punto.
Ma non puoi davvero spaventare Samuel Porter Bridges alludendo al fatto che possa morire: è da un pezzo che la cosa non lo spaventa più, anzi. È proprio per questo che, con astuzia, ha la meglio anche sui poteri e la forza indiscutibile di Higgs.
Lo scontro tra i due termina in una scazzottata nel bel mezzo del catrame, un Solid vs Liquid che i fan di Metal Gear faticherebbero a non riconoscere. Stremati, i due si trovano accasciati a riva, con Sam che trascina lì Higgs per mantenere la sua promessa con Fragile.
E la donna non tarda ad arrivare: algida, inespressiva, vuole da Higgs tutta la verità, mentre Sam libera Amelie dalla ragnatela. I poteri di Higgs non ci sono più. E Fragile si sfrega le mani, a cominciare dal dargli un bel pugno, davanti al terrorista.
Sam dona di nuovo ad Amelie il suo Quipu, segno del loro legame, e congeda Fragile, che molto riluttante lo lascia con Amelie, dopo avergli riconsegnato Lou. Lei, ancora una volta, conferma di essere una entità estintiva, che potrebbe far finire tutto in un attimo. Ma vuole l’opposto: vuole un futuro di persone unite.
Le bugie ci sono state, però: Amelie non era davvero prigioniera a Edge Knot City, poteva venire a est quando voleva, se lo avesse voluto. Ma, senza quella bugia, Sam non avrebbe mai ricollegato il Paese per raggiungerla e salvarla.
Gli spari di Fragile su Higgs, che finalmente sembra abbia avuto la sua vendetta, interrompono il dialogo tra i due, che decidono di tornare a est correndo lungo la Spiaggia.
Ma qualcosa non va: sulla Spiaggia, Die-Hardman ha davanti Bridget e le punta contro una pistola, dicendo di dover rimediare agli errori passati, rinfacciandole di aver rovinato il mondo anziché salvarlo. Bridget non è impressionata, si punta il revolver al petto. Die-hardman spara davvero, inutilmente. Ma per loro due non c’è morte e non c’è espiazione: dall’Abisso emerge Cliff con i suoi soldati. Die-Hardman sa benissimo perché e, terrorizzato e mangiato vivo dai suoi sensi di colpa, crolla sulle ginocchia.
Anche Cliff, rimuovendogli la maschera, è stupito dal riconoscerlo: «John» lo chiama. E lui si scusa con Clifford, che alza il fucile. Ma Die-Hardman piange, ha la testa bassa, non reagisce. Qualsiasi cosa abbia fatto contro Cliff, è distrutto. Il soldato però lo ignora, raggiunge Bridget e le intima di ridargli il suo BB.
Bridget non esita: alza il dito e lo punta in direzione di Sam. Non c’è via di fuga, se non una: Amelie spinge Sam nell’Abisso per non permettere a Clifford di raggiungerlo.
Sam riemerge ancora una volta, ma questo lo riporta nel mondo dei vivi e non più sulla Spiaggia con lei. Quando riprende conoscenza, è nella stanza privata a est di Edge Knot City.
Deadman afferma che non sanno dove sia Amelie, che però ha lasciato detto di voler finire ciò che Bridget ha cominciato. E l’uomo conferma anche che Die-Hardman è sparito da un po’ di tempo, il che a sua volta conferma ciò che Sam ha visto sulla Spiaggia.
Per capire come raggiungere Amelie e portarla via, preoccupatissimo di cosa può stare accadendo con Cliff, Sam deve raggiungere Capital Knot City, all’altro lato della regione. Fragile potrebbe trasportarlo, se non avesse già portato lì il resto della Bridges – provatissima dalla cosa e a malapena viva.
E non solo: la nazione è funestata da picchi chirali che stanno rendendo instabili le connessioni. Si rischierebbe di rimanere bloccati su una Spiaggia per sempre, e perfino in una sbagliata.
Sam deve ripartire, ma non ha più carichi da consegnare: ora il carico è lui, che è atteso dalle persone con cui ha stretto dei legami lungo tutto questo viaggio. Lockne, Deadman, Fragile, Heartman: tutti lo aspettano nella prima città del suo percorso.
La strada è lunghissima, ma Fragile dice bene, quando incoraggia Sam: «tornare a casa è sempre più facile». I bagagli sono pronti, al corriere serve solo Lou: si torna a casa. Ossia, dalle persone a cui ha finito per legarsi. Anche se non lo ammetterà mai.
Ma va bene anche così.
Capitolo 10: Die-Hardman
Il viaggio è complicato: i picchi chirali sono ovunque, la rete è instabile. Così instabile, che Sam non può nemmeno usare gli strumenti con cui di solito fabbrica l’attrezzatura: in questo momento, il giocatore può affidarsi solo ai legami che ha costruito lungo il suo percorso.
Un veicolo donato da un altro giocatore, qualcosa depositato nell’armadietto di un prepper, un riparo per la Cronopioggia costruito durante l’andata o da qualcun altro: il viaggio è lunghissimo, ma Fragile ha ragione: tornare a casa è sempre più semplice che tracciare una nuova via.
Mentre prosegue, Sam viene contattato da Deadman, che ha indagato su Clifford Unger: era un soldato che si ritirò in concomitanza al Death Stranding e finì per essere coinvolto con gli esperimenti sui BB. Non è chiaro come sia morto, dato che non arrivò vivo alla fine degli esperimenti, ma è evidente che sia questo risentimento a riportarlo nel mondo dei vivi.
Continuando a scavare, Deadman svela anche che gli esperimenti con i BB servivano a uno scopo molto diverso da quello ufficiale: non per individuare le CA e prevenire le esplosioni, ma come base della rete chirale. Bridget voleva usare i BB come catalizzatori, sfruttando la loro peculiare connessione con la Spiaggia: durante la spedizione di Bridges I, Amelie ne installò uno in ciascuno dei nodi. Ed effettivamente anche la chiave consegnata da Sam a Edge Knot City sembrava proprio il pod di un BB…
La rete è stata costruita e ha una connessione fortissima con la Spiaggia, con miliardi di anni di storia della vita e della morte custoditi nell’adilà, ma ogni nodo ha rappresentato il sacrificio di un BB. Una vita sfruttata e incapsulata per realizzare la visione di Bridget.
Il viaggio di Sam prosegue, e anche le ricerche di Deadman: emerge che Clifford aveva consegnato spontaneamente il suo bambino agli esperimenti, senza sapere quali sarebbero state le conseguenze. È probabile che, una volta scoperto che il bambino non sarebbe mai potuto uscire dal pod, abbia provato a opporsi. La decisione lo ha portato probabilmente allo scontro con Bridget, promotrice del progetto BB – ed è forse questo odio a farlo tornare, determinato a riprendersi il suo BB.
Ora che Bridget è morta, probabilmente l’odio di Cliff è tutto rivolto a ciò che resta di lei: Sam, Amelie e Bridges. Se così fosse, forse sta tenendo Amelie in ostaggio sulla Spiaggia per sfruttare le sue doti da EE, e cagionare in qualche modo l’estinzione di massa.
La logica però non fila: sappiamo che ogni persona ha la sua Spiaggia, che può essere raggiunta solo se si ha una connessione fortissima con quella persona. Ma anche Die-Hardman era lì con Bridget e Clifford: come ha fatto ad arrivare nella spiaggia di Amelie? Non avevano un legame così forte, anche se è vero che qualsiasi informazione sulla sua vita prima del lavoro in Bridges è secretata. E se il legame fosse stato, invece, proprio tra Die-Hardman e Clifford?
I dubbi di Sam e di Bridges aumentano. Cliff potrebbe davvero usare Amelie, la sua Spiaggia e la rete chirale connessa direttamente con la morte per creare un’esplosione finale estintiva, un Last Stranding, e spazzare via tutti? Cancellare la vita con l’invenzione con cui Bridget voleva connettere tutti e gli ha portato via il suo BB?
Sam prosegue nel suo viaggio e, alla porte di Lake Knot City, si scontra brutalmente con nuove risposte. O forse con nuove domande: una terza supercella lo trascina via, in un ulteriore campo di battaglia.
Foreste, napalm, fiamme, tenebre e Clifford che gli dà la caccia – nell’inferno della Guerra del Vietnam.
Capitolo 11: Clifford Unger
Clifford è ancora sulle tracce del suo BB, ma Sam è ancora intenzionato a combattere. Lo scontro è brutale, frontale. Ma la vita ha la meglio.
Clifford è davvero uguale all’uomo dei flashback, quelli che Sam continua a vedere, da tutto il viaggio, ogni volta che si collega a Lou.
In uno, avuto pochi istanti prima, ha visto Cliff parlare al pod e confidare che la paternità non lo ha reso pavido, ma più coraggioso. Quando Cliff crolla, Sam lo avvicina e la domanda, allora, gli viene spontanea: «sei tu il padre?». Nel flashback, sembra che Cliff sia stato ucciso da un uomo chiamato John, incoraggiato dalla voce di Bridget. E quindi Sam, arrivato a questo punto, vuole capire.
Clifford tocca il pod di Lou e fischietta una canzone, Sam glielo porge per mostrarglielo, ma è restio. «Tu sei Clifford Unger?» cerca di capire, mentre il soldato intima di ridargli il suo bambino.
Lou piange, Cliff fischietta la ninna nanna con cui calmava sempre il suo bambino. Sam la completa, come se la conoscesse da sempre, come se qualcosa li unisse.
E Cliff capisce, a quel punto capisce. Chi e cosa stava cercando.
«Mi hanno detto che ti chiami Sam Porter» dice, abbassando lo sguardo e con una voce diversa da quella di un veterano di guerra. «Ma tu sei Sam Bridges. Il mio ponte per il futuro».
Non c’è più risentimento o sconfitta nei suoi occhi. Clifford si alza e, stavolta spontaneamente, dona la sua medaglietta di riconoscimento a Samuel. Confuso, il corriere prova a porgergli Lou, in caso Cliff voglia almeno salutarlo. Il soldato prende il pod, lo culla, e lo restituisce al corriere. Poi abbraccia Sam.
Sorride.
La guerra è finita.
Sam riprende i sensi fuori da Port Knot City. Conferma a Deadman la convinzione che Cliff sia il padre del BB, sottolinea come non sembrasse più ostile, ma solo voglioso di parlare. Eppure, le età non coincidono perché sia il padre di Lou.
Deadman, intanto, ha trovato un messaggio lasciato da Die-Hardman, in caso non tornasse indietro dalla Spiaggia: il direttore, finalmente togliendosi la maschera, esprime i suoi dubbi su Amelie. Nessuno l’ha mai vista, nessuno le ha mai stretto la mano. Sembra esistere solo sulla Spiaggia, non c’è nessun background sulla figlia della presidente Strand.
Secondo Bridget, Amelie nacque sulla Spiaggia, dove è rimasto il suo Ka, mentre il suo Ha è nel mondo dei vivi. Questa divisione la portò a una infanzia di ospedalizzazioni, e a delle DOOMS di un livello fuori scala: poteva andare e venire dalla Spiaggia a piacimento. Ma qualcosa non torna: ora che la rete chirale è completa, i file svelano che Bridget ebbe una diagnosi di cancro all’utero a vent’anni – impossibile per lei avere figli. Quindi chi è Amelie, si domanda Die-Hardman?
È per questo che ha deciso di raggiungerla sulla sua Spiaggia, portando con sé la sua pistola – caricata con proiettili pieni del sangue di Sam, in modo che ci sia qualcosa che lo collega ad Amelie. E anche a Sam. Il direttore non sapeva cosa avrebbe trovato, e di certo non si aspettava di vederci Clifford.
Ma, per quanta distanza metti tra te e i tuoi rimorsi, ti troveranno sempre. Adesso Die-Hardman lo sa – ma Sam non può comunque fermarsi. Deve porre fine a tutto questo. E scoprire la verità sulle due donne che lo hanno cresciuto.
Capitolo 12: Bridges
È un peccato che la verità sia una difficile da deglutire: Fragile, provatissima dai salti sulla Spiaggia, ha fatto parlare Higgs – e quello che le ha rivelato non piacerà a Sam.
È diventato un terrorista solo dopo aver incontrato Amelie, ed è stata lei a renderlo così potente. Anche tradire Fragile era parte del piano che Amelie ha affidato a Higgs: lo ha reso l’esecutore dell’estinzione. Higgs, un uomo cresciuto nella violenza della sua famiglia e che si ritrovò a uccidere lo zio per difendersi dalla sua furia, era felice di essere così potente, al servizio dell’entità estintiva.
E non solo: non è vero che Bridges ha ripreso gli esperimenti sui BB come risposta al loro utilizzo da parte dei terroristi – i terroristi non li usano, la connessione degli Homo Demens con l’aldilà viene tutta da Amelie.
Perfino Sam non sa più cosa rispondere. Né sa più chi siano né Amelie né Bridget.
Il viaggio finale verso Capitol Knot City, dove tutto è iniziato, è faticoso, bagnatissimo: la cronopioggia è ovunque, non dà mai riposo, lava via tutto. Un po’ come sta succedendo a Sam e ai suoi bei ricordi con Amelie e Bridget: erano solo bugie? Mentre avanza, Sam ne approfitta per portare con sé dei criptobionti che potranno aiutare Fragile a sentirsi meglio.
Ma i dubbi lo attanagliano: più si avvicina a Capitol Knot, più si avvicina alla verità. La vuole e non la vuole contemporaneamente. Ma tutto questo non riguarda più solo lui, anche se all’inizio del percorso Sam non lo avrebbe mai ammesso: riguarda tutte le persone. Soprattutto quelle a cui si è legato durante il viaggio.
Capitolo 13: Sam Strand
Tutte le persone di Bridges che si sono legate a Sam nel suo viaggio lo aspettano alla Capitale: perfino Die-Hardman, che è misteriosamente ricomparso ed è stato soccorso dal personale della compagnia.
Mentre Fragile si prepara a spedire Sam sulla spiaggia di Amelie, Heartman è convinto della sua teoria: se tutte le Spiagge fossero dei multiversi, quella di Amelie sarebbe su un piano superiore, inaccessibile anche a lui, o a Fragile che normalmente può saltare di Spiaggia in Spiaggia. Se questo fosse un sistema circolatorio, le Spiagge sarebbero capillari, ma quella di Amelie sarebbe il cuore. Il che significa che Amelie ha il totale controllo di cosa accade sulle Spiagge.
E anche che, se non volesse far tornare Sam, lo potrebbe trattenere con sé sulla sua Spiaggia per sempre. Ma è un rischio che Sam è disposto a correre: l’unico modo per provare a fermare l’estinzione, è far ragionare Amelie. E, se non c’è modo di farlo, dovrà ucciderla. Se la ucciderà, però, rimarrà intrappolato per sempre sulla Spiaggia.
Sam non si lascia spaventare. È vero, la Terra è fottuta e abbiamo pochi secoli ancora da vivere, prima di lasciarla a qualche altra specie migliore di noi, più evoluta, ma è nostro dovere costruire e lasciare qualcosa di migliore per chi verrà immediatamente dopo di noi. E non costruire usando i BB come vittime sacrificali, bruciando la prossima generazione in favore di quella attuale.
Sam ammette di essere cambiato durante il viaggio, di essere diventato di più dell’uomo che a malapena riusciva a tenere insieme i suoi cocci, quando si nascose in quella caverna con Fragile: a cambiarlo sono state le persone che hanno avuto fiducia nel futuro, in lui – e nelle due cose insieme.
Non le deluderà. Saluta Lou e si prepara: grazie al suo legame con la donna, Fragile usa le forze che le restano per spedirlo sulla Spiaggia di Amelie. Ed è una Spiaggia dove non c’è nulla, a parte animali spiaggiati, putrescenti, morte, e un mare rosso sangue.
Le visioni di Amelie e Bridget lo attanagliano, quando finalmente lei si manifesta e lo rimprovera: doveva fermarla e non c’è riuscito. E la verità, ormai così ovvia per quanto amara, adesso è ufficiale: Amelie non esiste, Bridget non ha nessuna figlia. Amelie e Bridget sono identità e parte dello stesso essere: una entità estintiva, un esemplare di essere umano che fa da ponte per l’estinzione di massa, il cui arrivo la preannuncia.
Il Last Stranding è già cominciato: la rete chirale ha connesso tutte le Spiagge a quella di Amelie, rendendo possibile uno sbarco di antimateria tale da creare un’esplosione che, in frazioni di secondi, spazzerà via ogni cosa. Sam, se vuole, può lasciare che accada, rimanere lì con Bridget, Amelie o qualsiasi diavolo sia il suo nome, e accettare l’inevitabile fine.
La seconda opzione sembra migliore solo in teoria: Amelie, che pur avendola favorita non vuole l’estinzione a spese di Sam, gli suggerisce che potrebbe provare a disconnettere la sua Spiaggia da tutte quelle altrui, in modo da rallentare il Last Stranding. Nella metafora di Heartman, sarebbe come disconnettere il cuore dai capillari. L’estinzione arriverà comunque, ma ci metterà molto, molto di più.
Ma la sesta estinzione ci sarà: solo, questa è una opzione per evitare che sia oggi. La scelta è di Sam Strand, sottolinea Amelie – chiamandolo con il nome con cui Bridget Strand lo aveva cresciuto –, sicura di una cosa: dopotutto quello che ha fatto per riunire le persone, Sam sa cosa vuole scegliere.
Gli consegna la pistola che ha portato via a Die-Hardman, e lo lascia libero di decidere. Sam ha imparato il valore dei legami, ma non è pronto a recidere quello con Amelie: la abbraccia e la stringe a sé, promettendole che ci sarà sempre per lei.
Mentre la stringe, ricorda che, quando gli regalò l’acchiappasogni, lei gli aveva fatto promettere che l’avrebbe fermata, quando fosse venuto il momento. Quindi Amelie lo sapeva, da sempre.
Lei lo conferma, anche se non è sempre stata certa di essere una entità estintiva. Gli conferma che cercherà di disconnettere la sua Spiaggia dalle altre, Sam si rifiuta di lasciarla lì da sola, ma Amelie – le lacrime agli occhi – non può fare altro. L’estinzione ci sarà, anche se tra decine di centinaia di migliaia di anni, e lei deve essere nella Spiaggia per assicurarsi che avvenga, come è suo compito fare. E ci rimarrà da sola.
Per questo ha cercato di accelerare le cose: chi avrebbe potuto biasimarla? Amelie/Bridget esiste unicamente per assicurarsi che tutto ciò che conosce, ama, a cui si è legata, muoia e sparisca per sempre. Come puoi vivere migliaia di anni nell’attesa che questo accada, nel solco di questa impotente caducità?
Amelie non ci riusciva più, e ha cercato di accelerare il Last Stranding. Ma, ancora una volta, non a spese di Sam: che ora ha trovato affetti, che è una linea che guarda al futuro, e non un punto statico, congelato nel tempo, come invece è lei.
Le persone forse meritano ancora qualche anno da vivere. Tra Amelie e Sam non c’è nessuno scontro, non è così che si risolvono i conflitti in questo viaggio: i due si stringono forte. Poi Amelie lo getta nell’Abisso per espellerlo dalla sua Spiaggia e rendergli impossibile raggiungerla di nuovo, isolandosi.
Quando riemerge, Sam è nella sua Spiaggia. Non è triste come quella di Amelie, ma è vuota, soffocante nel suo essere solitaria. Le immagini di Amelie e Bridget gli riempiono la vita, mentre corre a perdifiato cercando di capire cosa fare: come raggiungere Amelie per aiutarla, o come tornare alla vita senza rimanere bloccato lì.
La voce di Bridget gli racconta degli incubi di estinzione che hanno sempre funestato la sua vita. Dell’operazione che, a vent’anni, la salvò dal cancro all’utero: fu allora che Amelie comparve, si suddivise da Bridget. Il corpo di Bridget rimase tra i vivi, ma mentre era quasi morta il suo spirito si manifestò sulla Spiaggia come Amelie.
Ecco perché Bridget invecchiava e Amelie no. Per giustificare la discrepanza di età, quando si manifestava come Amelie, Bridget inventò la bugia di sua figlia, nata da un padre assente. Ma Amelie non esisteva: Amelie era semplicemente la Spiaggia. Impossibilitata a venirne a capo, Bridget tentò di sfruttare quantomeno questa condanna, per renderla magari una benedizione.
4,6 miliardi di anni di conoscenza biologica si trovavano sulla Spiaggia: accedervi avrebbe dato all’umanità conoscenze mai avute prima, fino alla nascita dell’universo. Per questo nacque l’idea della rete chirale: con la Spiaggia, ricerche e simulazioni che avrebbero richiesto decine di anni, si potevano realizzare in secondi. A noi suona come l’odierna intelligenza artificiale, ma non divaghiamo: l’uso della rete chirale, che quindi Bridget sperava di usare per scoprire qualcosa su ciò che stava accadendo, generò dopo poco tempo la prima esplosione e il primo cratere, l’avvento del Death Stranding.
Bridget andò nel panico: l’estinzione stava accadendo davvero. Accelerò le ricerche sulla rete chirale, si lanciò nel progetto dei BB, voleva capire: perché ci sono le EE? Cosa ha causato le precedenti estinzioni di massa? Insomma, come diavolo si ferma la sesta? Più Bridget studiava la conoscenza della Spiaggia per trovare risposte, più pertugi aperti la morte aveva per entrare nel mondo dei vivi e rendere realtà quell’estinzione che tanto si stava prodigando di provare ad arrestare.
Ma il cancro tornò. E, di lì a poco, Bridget non c’era più. Il suo lavoro non poteva essere finito. Eppure, fa riflettere: dopo il Big Bang, qualcosa che ha spazzato via ogni cosa, non c’è stata solo la fine: c’è stata la nascita della vita così come la conosciamo. Una infinitesima, microscopica parte di materia ha resistito quanto bastava a rendere possibile il mondo, la vita, tutto ciò che abbiamo.
E da lì la vita ha conosciuto altre cinque estinzioni di massa. Ma c’è ancora: la vita è ancora qui. Chi c’era prima degli umani ha lasciato il posto ad altro, ma la vita si è ribellata: è cambiata, ma non è scomparsa. Si è rafforzata, adattata, reinventata, ma è ancora qui, sulla Terra. E allora, forse, l’estinzione non è soltanto la fine: è anche un’opportunità.
Bridget si prende tutte le colpe di quello che è successo. Dice di essere stata lei ad alterare l’equilibrio tra la vita e la morte. Perché voleva salvare Sam, racconta. Aveva sparato due volte, ma voleva solo salvarlo, e lo rispedì tra i vivi, rendendolo un riemerso. Per Sam è difficile seguire il filo del discorso. È stata lei, con una sua azione – quella che ha reso Sam un riemerso – a rendere possibili le DOOMS, a distruggere il velo tra vita e morte, favorendo l’avvento dell’estinzione.
La voce di Bridget ha anche un’ultima confidenza per l’uomo che ha allevato come un figlio: gli rivela che Sam non venne abbandonato, quando lei lo prese con sé. E di essere stata lei a fare in modo da riunirlo con Clifford Unger.
Grazie alla pistola di Die-Hardman, che Sam tiene ancora con sé e con la quale, per la disperazione della solitudine sulla Spiaggia, ha perfino provato a suicidarsi, accade l’impensabile: i compagni del corriere raggiungono la sua Spiaggia, individuando proprio la pistola, e riescono a farlo riemergere.
A farlo tornare alla vita. Stavolta senza Amelie. Per sempre, senza di lei –senza l’unica certezza che nella vita di Samuel c’era stata da sempre.
È passato del tempo. Oltre un mese, in realtà. Da una predella, a volto scoperto, Die-Hardman celebra le UCA, di cui è appena diventato Presidente. Le persone sono di nuovo unite, il Last Stranding grazie all’isolamento della Spiaggia di Amelie è lontano. Poco importa che sia stato un gesto spontaneo della EE e non un’azione di cui nessuno di loro potrebbe prendersi il merito. Forse giusto Sam, che però sta nelle retrovie: i riflettori non gli sono mai piaciuti, li lascia volentieri a Die-Hardman.
Felice di rivederlo, Deadman lo abbraccia – finalmente Sam non ha più paura del contatto con le altre persone. E c’è anche una nuova rivelazione: ha scoperto che il nome della madre del BB, della moglie di Clifford Unger, era Lisa Bridges.
Secondo i dati, Clifford venne ucciso da un uomo conosciuto come John, che lavorava a sua volta nelle forze speciali, proprio con l’ufficiale Unger. Dopo l’accaduto, questo John sparì dalla circolazione, per ricomparire, mascherato, accanto alla presidente Bridget.
Ma né Sam né Deadman possono capire perché Die-Hardman abbia ucciso Clifford e abbia fatto perdere le sue tracce, creandosi una nuova identità. Il neo nominato presidente raggiunge Sam e gli svela il suo legame fortissimo con Bridget. Sa che la verità verrà a galla e che sarà pesante per Sam. Non dice di volersi scusare, ma è come se lo facesse. Il suo capitano, Clifford Unger, lo ha sempre riportato vivo da ogni operazione – così si guadagnò il suo soprannome. E lui gli voleva bene, tanto quanto amava Bridget.
Ma John piange, sa perché Clifford lo odiava: perché non è riuscito a salvare il BB del capitano. Si domanda se alla fine lo abbia perdonato, quando ha visto che stava facendo del suo meglio per l’America, se per questo non lo abbia risparmiato, nel loro incontro sulla spiaggia di Amelie.
Ma per Sam non è così. Non sa ancora perché John abbia ucciso Clifford, l’ufficiale a cui doveva la vita, ma sa che nessuno vuole un presidente che crede di essere immortale – uno che si fa chiamare Die-Hardman – e che dovrà rispettare il valore della vita, non quello delle armi, per costruire un’America migliore.
Quando Samuel si allontana, Deadman lo riavvicina, ma non ha belle notizie: gli porge il pod di Lou, ma il BB non si muove più. Sam chiede con terrore se è morto, ma Deadman risponde solo che… non è mai stato davvero vivo. E, come previsto, detto e ridetto, Lou ormai non poteva più vivere nel pod.
Il piccolo giace inerte, nel grembo simulato della sua madre esanime. Per Sam è solo l’ennesima perdita: perde ogni singola persona a cui si leghi. E la parte peggiore è dover portare Lou all’inceneritore, per evitare la necrosi e l’avvento delle CA.
Per la consegna, Deadman disconnette le sue manette dalla Bridges. Se lo vorrà, Sam potrà non tornare, scegliere come vivere la sua prossima vita. Perfino provare ad aprire il pod, nonostante sia contro le leggi delle UCA – ma, senza le manette, nessuno lo saprebbe.
I due uomini si abbracciano.
Sam saluta anche Fragile, che gli propone ancora di venire a lavorare per la sua compagnia e gli confida di non essere riuscita a sparare a Higgs, che ha lasciato isolato sulla Spiaggia.
Ma Sam non ha intenzione di accettare nuovi lavori. Vuole solo salutare Lou in santa pace.
Perdo tutto quello che tocco, le dice, ora che finalmente riesce a toccare gli altri, ma non a stringerli: gli scivolano via tutti, tra le dita, come granelli di sabbia. Tanto varrebbe essere morti. È di nuovo solo, proprio come all’inizio del viaggio.
Senza sua moglie Lucy, senza Bridget, Amelie. Senza Lou.
La strada è difficile, ma Sam purtroppo la conosce bene: l’ha già percorsa con il corpo di sua madre Bridget sulle spalle. La salita per l’inceneritore è lunga.
E questa è l’ultima consegna.
Capitolo 14: Lou
Su quel percorso in salita e pieno di ricordi e fantasmi che è anche l’elaborazione del lutto, Sam ha la testa piena di pensieri. L’ha fatto con in spalla sua madre, lo ripete con sul grembo il suo BB, dopo che ha già perso anche la figlia che doveva avere con la Lucy.
Arrivato alle porte dell’inceneritore, si prende un momento per ricollegarsi al pod di Lou. I flashback tornano, ma stavolta si cuciono: Bridget e l’uomo conosciuto come John, davanti al pod, definiscono il BB un prodigio, un ponte, per il suo collegamento con l’aldilà.
Clifford, ora solo nella stanza con il suo BB, gli regala il pupazzetto dell’astronauta che è ancora appeso al pod di BB-28, gli promette che presto uscirà e passeranno tanto tempo insieme. Non sa che Bridges non è dello stesso avviso.
Quando John entra nella stanza, riconosce Cliff come il suo capitano, che ha servito quando era sotto le armi. La loro amicizia, con Cliff che lo ha sempre protetto in servizio, è ancora forte, addirittura John si dice dispiaciuto per le condizioni della moglie, la madre esanime in coma irreversibile a cui il BB è collegato.
Nella sequenza successiva, Clifford discute con Bridget, che si è rimangiata la promessa di aiutarlo a salvare il suo bambino nonostante la morte cerebrale della madre, Lisa: la presidente gli chiede altro tempo, non vuole restituirgli il suo BB. E Cliff, con l’aiuto di John, fa a modo suo: manomettono il sistema di sicurezza per portare via il BB con la forza. E non c’è tempo da perdere: il BB sarà trasferito l’indomani, Clifford non lo vedrà mai più – sarà usato come pilastro per quella che poi sarebbe diventata, anni dopo, la rete chirale.
Il capitano Unger deve agire: John gli restituisce la sua pistola per poter mettere fine alle sofferenze di sua moglie Lisa, già morta dopo un incidente ma tenuta in vita dalle macchine per il progetto BB, cosicché Cliff non debba lasciarla in mano a Bridges.
Dopo averle promesso che si prenderà cura di loro figlio, Clifford mette fine all’agonia di Lisa, prende il BB e si prepara alla fuga: la manomissione dei sistemi di sicurezza durerà solo pochi minuti e deve scappare prima che le unità di sorveglianza lo scoprano.
Sam si scollega per tornare al presente e, riluttante, raggiunge l’interno dell’inceneritore, con il pod di Lou. L’uomo si toglie le manette che lo collegano a Bridges e ripensa alle parole di Deadman, all’idea di provare a togliere Lou dalla capsula per scoprire se può succedere qualcosa, anche se nel 70% dei casi il responso è negativo.
Ma lascia perdere. Sistema il pod nella piattaforma di cremazione e la avvia. È umano, però, non ce la fa: mentre la piattaforma scende verso il forno, recupera il pod, guarda il corpo inerte di Lou, si collega di nuovo.
Cliff è in fuga con il suo BB, ma uscire dalla struttura si rivela difficile: è un dedalo di sorveglianza e sistemi di sicurezza e, prima ancora che sia arrivato a una porta aperta, l’allarme inizia a suonare. Braccato dalla sicurezza, viene ferito da un colpo alle spalle, quando John, Die-Hardman, cerca di prendere in mano la situazione e farli desistere.
Clifford si divincola e riesce a rinchiudersi nella stanza di Lisa, senza più un piano diverso dall’essere divorato dalla disperazione: non è riuscito a scappare con il suo BB, Lisa è morta per sempre e tutta la Bridges gli dà la caccia – una caccia contro la quale nemmeno l’aiuto di John può bastare.
Samuel si vede lì, in quella stanza. Si vede davanti a Cliff che arranca e si accascia, ferito, vicino al letto di morte della moglie, con il BB sempre stretto al petto, dopo essersi barricato dentro. È lì quando Cliff si scusa con sua moglie per aver fallito ed è lì quando canta una ninna nanna al suo bambino.
Quando la sicurezza sfonda, spara e colpisce Cliff. Ormai steso a terra, con ancora il BB tra le mani, l’ex super-soldato biascica al suo bambino che era terrorizzato dall’idea della paternità, per via del suo lavoro, della distanza che comportava, dell’impegno che rappresentava esserci sempre e comunque. Eppure, esporsi a questa paura lo ha reso coraggioso. Coraggioso abbastanza da tentare quello che ha appena fatto, con il solo obiettivo di poter dare una vita a un bambino che non è mai nemmeno esistito fuori dal pod.
John si avvicina al suo capitano, affranto per ciò che gli è successo, e cerca di aiutarlo. Bridget gli sottrae subito il pod, ma scopre che è vuoto e che il BB è tra le braccia di Cliff.
Perfino John non può tirarsi indietro e alza la pistola, intimandogli di restituire il BB, mentre Bridget gli ordina di sparargli. Die-Hardman è diviso tra l’amore per il suo capitano e l’ordine della sua presidente, piange, trema, ma non riesce a sparare.
Sam, vedendosi in quel contesto che però non può influenzare in alcun modo, cerca di frapporsi, di impedire la tragedia che sta per accadere.
Ma è come se Clifford lo vedesse, se il tempo si fermasse, sovrapponendosi a ciò che i due hanno vissuto nella Spiaggia del Vietnam: tutto si congela, quando Clifford dice «mi hanno detto che ti chiami Sam Porter, ma tu sei Sam Bridges. Mio figlio, il mio ponte per il futuro».
È lui il BB che Clifford tiene tra le mani, era lui che cercava nelle sue Spiagge, e non Lou: nemmeno Cliff se n’era reso conto fino al Vietnam, quando Sam ha fischiettato la sua ninna-nanna. I flashback che Sam vedeva a ogni collegamento erano i suoi, non quelli di Lou.
Il suo BB è cresciuto, ha vissuto fuori dal pod, ed è diventato un uomo. Un ponte, figlio di un uomo che si chiama Cliff, dirupo. Una generazione che nasce per superare i limiti della precedente e creare qualcosa di più bello, di più unito, di diverso: per andare avanti, anziché cementarsi e barricarsi.
Sam è attonito, quando si rende conto di essere lui il BB che doveva essere la base della rete chirale, di essere figlio di Clifford Unger e di Lisa Bridges.
Bridget però rivuole il suo BB: con la mano su quella di John, spara due volte a Clifford, ma il proiettile colpisce anche il piccolo Sam e lo uccide sul colpo.
L’orrore la travolge: il più incredibile bambino-ponte mai visto è morto, ucciso da Bridget, insieme a suo padre Cliff. E la donna, come entità estintiva, fa ciò che è in suo potere: cerca il bambino sulla Spiaggia.
Lo ritrova, lo cura, lo riporta in vita, dando origine alla cicatrice che Sam ha sull’addome, lasciata dal proiettile che lo ha colpito, e lo restituisce al mondo. Un gesto che altera per sempre il confine tra la vita e la morte, lasciando campo libero al Death Stranding e all’avvento del Last Stranding.
Dopo aver vissuto nell’ossessione di rallentare o evitare l’estinzione, Bridget la cagiona e le apre le porte per riavere quel bambino che voleva per i suoi progetti, ma anche per sé.
Dopo aver lavorato per fare qualcosa completamente fuori dalla portata degli umani – impedire un’estinzione di massa, il che, EE o no, è completamente fuori dal nostro potere – inciampa per fare qualcosa di estremamente umano: riavere quel bambino, vivo, e poterselo stringere al petto, smarcandosi da un senso di colpa che invece diventerà eterno e incancellabile, macroscopico, universale.
Clifford è morto, Sam è di nuovo vivo, ma con la sua riemersione i morti devasteranno definitivamente il mondo dei vivi e non ci sarà punto di ritorno.
Sam torna, vivo, nel pod da BB. Bridget ordina che venga tirato fuori e promette che lo alleverà come se fosse suo figlio. Nato Sam Bridges come sua madre, o Sam Unger come suo padre, sarà Sam Strand: il cognome della donna che lo ha allevato come una madre – ma solo dopo averlo ucciso e lasciato solo al mondo.
Il messaggio però è chiaro, Sam ce l’ha sulla pelle, sull’anima: un BB può sopravvivere fuori dal pod, lui ne è la prova incarnata.
Nel presente, tira fuori Lou dalla capsula, ma il bambino non reagisce. Prova a farlo respirare, a far riprendere il battito del cuore, ma niente funziona. In lacrime, disperato, Samuel non vuole perdere un altro figlio, ma alla fine si arrende. Il suo tentativo pietoso non ha senso e non ha successo: non è Bridget e non ha il potere di riportare alla vita ciò che è già sulla Spiaggia e avviato verso l’Abisso.
Abbraccia Lou, lo stringe al petto, le anime di decine di altri bambini sacrificati sull’altare del futuro dell’America di Bridget aleggiano intorno alla scena.
Poi Lou emette un vagito, si muove. Sam ha gli occhi che brillano, quando scosta il bambino dal suo petto e lo osserva. Tra le mani, il piccolo tiene il Quipu di Amelie, come fosse un fiocchetto su un dono per quello che per lei, nonostante tutto, rimarrà sempre un figlio. Un regalo per il suo Sam.
Non è mai troppo tardi per farsi perdonare.
Sam lascia l’inceneritore stringendo Lou a sé, negli occhi gli se legge che farebbe di tutto per proteggere questo bambino che per qualche motivo è finito nel suo stesso pod. La pioggia li infradicia entrambi, ma non è più cronopioggia, non ha nessun effetto. Amelie ha disconnesso la sua Spiaggia, rallentando il Last Stranding e i suoi effetti distruttivi.
L’acqua si assottiglia, compare l’arcobaleno. Il blu, il colore della morte, è tornato al suo posto, e l’arcobaleno non è più capovolto.
Un’azione non può cancellare tutte quelle sbagliate commesse prima, ma può comunque fare qualcosa di buono. Sam può vivere con Lou: la solitudine di millenni, in attesa del Last Stranding, è un prezzo che Bridget è disposta a pagare per lui.
Il sole sorge ed è caldissimo, l’arcobaleno brilla. Sam vivrà con Louise, la bambina che lo ha accompagnato per tutto questo tempo, ma portando con sé ancora la foto di sua moglie Lucy e di sua mamma Bridget: non vuole dimenticare chi è stato e da dove è venuto, è giusto non farlo, siamo un insieme imperfetto e indistinto di passato, presente e futuro, a cui solo noi possiamo provare a dare forma.
Samuel gli darà la forma di Lou, la sua manina è piccola nella sua che è grande, forte e vulnerabile.
È tempo di ricominciare, non importa quanto durerà e se un giorno – chissà quando – finiremo tutti sulla Spiaggia e sull’Abisso. Per adesso c’è tempo.
C’è amore.
Ed è solo quello che conta.
L’estinzione è un’opportunità, se serve a ricordarti che prima c’è da vivere la vita.





























































Grazie per questo bellissimo ed esaustivo riassunto ❤️
Ho giocato Death Strandimg soltanto una volta alla sua uscita e non sapevo veramente che pesci pigliare prima di giocare il secondo tra qualche giorno 😅
I ricordi erano tanti ma confusi, hai rimesso tutto apposto prima del 26!
Grazie ancora, lavoro fantastico! 😊
Lavorone tahva, grazie mille!
L'ho finito recentemente per la prima volta e, sinceramente, la parte finale mi ha abbastanza confuso e a una certa ho fatto fatica a tirare le fila e seguire. Mi ha decisamente aiutato.
Detto questo, faccio ancora fatica a capire la timeline di questo mondo prima dell'inizio del gioco, mi sembra tutto troppo compresso (visto che comunque succede tutto lungo la vita di una persona, Bridget)