Belle notizie dal mondo dei videogiochi #2
Nuovo appuntamento con la rubrica che va controcorrente: tante cose vanno male, anche nel mondo dei videogiochi. Qui, però, vi racconto alcune di quelle che vanno bene.
Un significativo meccanismo di autodifesa di questa bella epoca praticamente è cercare di dedicarsi ai notiziari solo il minimo indispensabile.
Di base, infatti, le notizie del giorno sono le cattive notizie del giorno – e questo è reso ancora più macroscopico nell’era della comunicazione online, dove le storie negative, in termini di letture, sono molto più efficaci di quelle positive.
Così, qualche settimana fa ho pensato a questa piccola rubrica che andasse controcorrente, declinata al mondo dei videogiochi: dato che anche in quest’industria siamo sottoposti a raffiche di cattive notizie – e che, come quelle del mondo globale, purtroppo non si possono (e non si dovrebbero) ignorare del tutto –, qui provo a dare uno spiraglio.
Non va sempre male. Non tutto, almeno: vi racconto un po’ di buone nuove dall’industria dei videogiochi.
Konami alza gli stipendi per i nuovi arrivi: è il quinto anno di fila
Che Konami avesse intenzione di rimettersi in gioco con il videogioco (!), lo avevamo capito dal fatto che ci sia tantissima carne sul fuoco del gigante giapponese.
Dalla rispolverata di Silent Hill a quella di Metal Gear, dalla riesumazione di Castlevania alla benedizione a piccoli progetti pieni di idee – come il recente Darwin’s Paradox: Konami vuole tornare ad avere il suo posto nell’industria videoludica, dopo gli anni di distanza in cui ha creduto di trovare nel mobile la sua nuova dimensione.
Così, la titanica compagnia, dove i videogiochi sono solo una delle tante forme di business esercitate, vuole mantenersi competitiva con i fatti, non solo con le parole.
Come riportato da Automaton Media e Multiplayer.it, è il quinto anno di fila che Konami aumenta lo stipendio base offerto ai nuovi dipendenti entry-level del suo team, con aumenti che arrivano quasi al 30%. In pratica, a fronte del mutare del potere d’acquisto, la compagnia si adatta anziché adagiarsi.
«I nuovi dipendenti che si uniranno in posizione entry-level» scrive Automaton Media, «ossia quelli appena usciti dal college, a partire da marzo 2027 vedranno il salario di base aumentare da 240.000 Yen (circa $1.500) a 310.000 yen (circa $1.940). Si tratta di un aumento di circa il 29%. Inoltre, il salario base di tutti i dipendenti aumenterà di 5.000 Yen». In questo caso, si parla di circa 27€ al cambio attuale.
In merito a queste decisioni, Konami ha spiegato che «siamo determinati a continuare a investire nel capitale umano e questi nuovi aumenti dei salari di base vogliono riflettere quella visione. L’obiettivo della compagnia è attirare un eterogeneo quantitativo di talenti, che possa creare un ambiente dove lavorare sia avvertito sia come confortevole che come soddisfacente».
Peraltro, in Giappone la manovra di Konami non è isolata: nella prima puntata di questa rubrica vi avevo parlato degli aumenti agli stipendi di Atlus, che avevano fatto seguito anche a quelli di SEGA. E anche Sony ha deciso di aumentare i compensi dei suoi dipendenti.
🔍 PICCOLI ESPERIMENTI
Di recente, Konami ha iniziato a supportare sviluppatori esterni che si sono spesi in idee stravaganti e originali: quest’anno è stata la volta di Darwin’s Paradox, firmato dai francesi ZDT Studio e ispirato ai classici del platforming e dello stealth.
Lo scorso anno, invece, la compagnia pubblicò e distribuì Deliver At All Costs (creato dalla svedese Far Out Games), che – un po’ Crazy Taxi un po’ Courier Crisis – ci metteva nei panni di un corriere scalmanato negli anni ‘50.
I videogiochi aiutano a comunicare con i pazienti
Penso che tutti abbiamo presente che, negli ambulatori medici, spesso le sale d’attesa sono tappezzate di manifesti informativi, o di piccole brochure che permettono di farsi un’idea delle patologie o delle cure di cui si discuterà a breve con il medico. A volte, anzi, è addirittura il medico a dare al paziente materiali di questo tipo: un opuscolo o un libricino che illustrino meglio il contesto di cui si parla.
Ecco: e se al posto di questi mezzi tradizionali ci fosse… un videogioco? È l’idea della professoressa Elena Bertozzi, docente della Quinnipiac University, nel Connecticut, che da anni lavora proprio a giochi che permettano di ridurre le distanze comunicative tra il paziente e il medico, o tra il paziente e la struttura di cura a cui si è rivolto. La notizia è che questi giochi funzionano.
«Mi sono resa conto presto, nella mia carriera, che i videogiochi non sono solo un intrattenimento coinvolgente, ma possono anche offrire ai giocatori delle conoscenze, e le possibilità d’azione che servono a risolvere problemi della vita reale» ha spiegato la professoressa, in un post in cui parlava del suo lavoro accademico.
“I giochi, in compenso, riescono a stimolare l’empatia e l’interesse, offrendo un contesto dove i temi possono essere esplorati e affrontati senza che siano ‘calati’ passivamente dall’alto”.
«E questo è particolarmente vero nel mondo della salute. Le informazioni di solito vengono offerte ai pazienti mediante pamphlet, o link a siti web dove però spesso ci sono troppe informazioni – e in formati che sono difficili da decifrare per i pazienti. Sono formati che non aiutano a colmare il vuoto nell’informazione sulla salute».
I giochi, in compenso, riescono a stimolare l’empatia e l’interesse, offrendo un contesto dove i temi possono essere esplorati e affrontati senza che siano “calati” passivamente dall’alto – e per questo riescono a colmare meglio la distanza tra il curante e il curato.
«I giochi offrono informazioni mirate in un contesto specifico che i giocatori non solo capiscono, ma abitano. Questa tipologia di giochi permette ai giocatori di provare comportamenti differenti attraverso i loro avatar, per vedere cosa accade. Offrire informazioni attraverso avatar con cui si instaura una correlazione riesce anche a innescare l’empatia: e l’empatia solidifica ulteriormente l’apprendimento».
Un esempio citato dalla prof.ssa Bertozzi è un gioco specificamente sviluppato per aiutare le coppie a capire quali sono i diversi metodi contraccettivi possibili, e così comprendere quello ideale per le loro necessità e la loro salute. Analizzando i personaggi, le loro abitudini, il loro stile di vita e le loro necessità fisiche, il paziente apprende in realtà anche quali metodi sono indicati in determinati casi e quali no – e queste sono informazioni che poi sono valide anche per sé, nella vita vera.
Non male, dato che in fondo sono solo videogiochi, no?
Visto il successo, Pearl Abyss premia gli autori di Crimson Desert
Non tutti i successi vengono per nuocere, verrebbe da dire – dato che spesso nelle grandi compagnie videoludiche il successo di un gioco si traduce comunque in licenziamenti, per aumentare i margini una volta che il grosso del lavoro di sviluppo è terminato.
A quanto pare, non è il caso di Pearl Abyss. Il gigante coreano autore di Crimson Desert, infatti, non si è limitato a esultare per il successo commerciale della sua opera, su cui peraltro il team ha continuato a lavorare anche post-lancio con tante patch correttive e una non banale attenzione per i feedback del pubblico.
Viste le vendite importanti (siamo a oltre 5 milioni di copie), come riportato da Multiplayer.it via fonti coreane, Pearl Abyss ha deciso di pagare un bonus di $5.000 a tutti i membri del team che hanno reso possibile la realizzazione di Crimson Desert.
Una scelta che sembra assurdo definire controcorrente, ma che lo è. Qualsiasi cosa si pensi del gioco, è bello quantomeno che la compagnia che lo ha realizzato distribuisca anche alle persone che materialmente lo hanno reso possibile gli incassi che ne derivano.
Gli autori di MTG Arena si difendono dai licenziamenti
L’industria dei videogiochi era già funestata da tagli e licenziamenti prima dell’avvento dell’IA generativa – figuratevi ora. La bella notizia, però, qui arriva da come si sono mossi i dipendenti di Wizards of the Coast.
Come riportato in una lettera aperta, ripresa anche da GameDeveloper, diversi membri del team che ha creato MTG Arena hanno deciso di unirsi in un sindacato, per tutelarsi dall’azienda che potrebbe licenziarli proprio a favore dell’IA. Ma non solo.
«A partire da oggi» si legge nella lettera, «il collettivo di lavoratori e dipendenti dietro Magic: The Gathering Arena forma un sindacato in affiliazione con la CWA. Abbiamo raggiunto la supermaggioranza pubblica dei dipendenti votati alla nostra causa, e offriamo a Wizards of the Coast e Hasbro la possibilità di dimostrare la loro buona volontà riconoscendo volontariamente il nostro sindacato».
Poco sotto, viene aggiunto che «sappiamo che i lavoratori che creano grandi giochi possono e devono essere trattati meglio, e il nostro obiettivo è mostrarlo al mondo intero, attraverso il nostro sforzo sindacale. Stiamo costruendo la games industry che vorremmo vedere nel mondo».
“Stiamo costruendo la games industry che vorremmo vedere nel mondo”.
Le tutele che gli autori di MTG Arena cercano vengono esplicitate nero su bianco: si vogliono riassicurazioni in termini di possibili licenziamenti, di possibile sostituzione con l’IA, una miglior definizione dei progressi di carriera, un più equilibrato carico di mansioni, la tutela del lavoro da remoto.
E, dato interessante, c’è anche un punto su cui vale la pena soffermarsi a riflettere, che vi traduco integralmente:
«Il nostro tempo libero ci appartiene. Ora come ora, se un dipendente produce qualcosa di creativo nel suo tempo libero, con risorse di sua proprietà, Hasbro può reclamarne il possesso. Ciò che facciamo nel nostro tempo libero non dovrebbe essere dettato dalla compagnia, né ciò che creiamo nel nostro tempo libero dovrebbe essere di sua proprietà».
Il fatto che ci sia bisogno di fare una richiesta simile credo non necessiti di ulteriori commenti.
È positivo che gli autori di MTG Arena abbiano trovato la forza e la concordia necessarie per unirsi in questa sindacalizzazione: spero che possa davvero, come auspicano, essere un ulteriore punto di riferimento per altre realtà in giro per il mondo, dove artisti, sviluppatori e progettisti cercano a loro volta garanzie per poter vivere più serenamente il loro futuro. A quel punto, questa sarà a tutti gli effetti una bella notizia.
Videoludens è un magazine senza periodicità, dedicato alla narrazione nei videogiochi, alla game culture e alla games industry.
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