Il dilemma del film di Zelda: Link deve parlare o no?
Si avvicina la (non) pubblicazione del primo trailer del primo film di The Legend of Zelda, e con essa la domanda più importante: Link parlerà? In questo caso la Spada vale ancora più di mille parole?
Il 30 aprile 2027 uscirà il primo film live-action di The Legend of Zelda, la più sacra delle saghe di Nintendo che, giustamente, la Grande N ha deciso di provare a monetizzare seriamente.
Dal 2017 a oggi, The Legend of Zelda è diventato un franchise noto al grande pubblico grazie all’exploit fenomenale di Nintendo Switch e di Breath of the Wild, titolo arrivato al lancio della console.
Negli anni, Nintendo ha capito anche come superare la sua atavica paura per gli adattamenti dei suoi videogiochi su altri medium. Dopo aver sfiorato almeno un paio di volte l’occasione di portare Metroid al cinema nei primi del Duemila, il successo dei film di Super Mario ha aperto una nuova stagione che porterà per la prima volta The Legend of Zelda al cinema, peraltro con un film live action.
Al di là dello stupore e dei timori per la produzione targata Sony e Avi Arad, con una regia affidata al non-leggendario Wes Ball, c’è una cosa che questo film (forse?) romperà per sempre all’interno della leggenda di Nintendo: il mutismo di Link.
I personaggi muti nei videogiochi sono per definizione anacronistici. Non a caso, quelli che ancora li usano lo fanno per limiti produttivi, scelte autoriali, o perché ancorati al passato.
Il successo di grandi produzioni come Clair Obscur: Expedition 33 o Death Stranding 2, così come le bollette che Troy Baker paga grazie al fatto di essere il Favino dei videogiochi, dimostrano come le performance attoriali possano dare uno spessore ulteriore al medium e, soprattutto, farlo conoscere al di fuori dei videogiocatori.
Perché, quando gli attori che partecipano ai videogiochi cominciano a raccontare il loro lavoro nelle interviste, nei podcast e sui red carpet, allora i videogiochi escono dalla loro nicchia e sono un elemento da conoscere per il grande pubblico. Gli attori stessi diventano anche parte della campagna promozionale pre, durante e post lancio di un videogioco.
Se Hideo Kojima è stato pioniere dell’utilizzo dello star system per i suoi videogiochi, tutte le altre aziende hanno via via capito quanto gli attori siano per definizione degli ottimi cartelloni ambulanti perché sanno fare almeno una cosa nella vita: fare finta che.

Lo si è visto con Baldur’s Gate 3 e Hasbro, che grazie all’assist di Dungeons & Dragons ha portato i suoi attori anche a fare delle giocate al tavolo. Più di recente con Capcom, che per Resident Evil Requiem porta i bellissimi e simpaticissimi Nick Apostolides (Leon) e Angela Santalbano (Grace) a fare il giro delle sette chiese per promuovere il titolo.
Tutto questo per dire che un giorno sentiremo il giovane Benjamin Evan Ainsworth parlare di come ha interpretato Link in The Legend of Zelda, con una voce molto profonda a dispetto del suo aspetto bambinesco, e sarà stranissimo da assimilare.
Link è l’anomalia che resiste, e che verrà messa alla prova.
Perché Link (nomen omen) è sempre stato muto nei videogiochi di The Legend of Zelda, al di fuori degli urletti e delle sue smorfie di sorpresa, non per una mancanza di profondità narrativa, o volontà di far compiere un salto in avanti al medium – ma, al contrario, per non dimenticarci mai perché i videogiochi non devono soccombere al cinema, anche se lo inseguono per estetiche, stilemi narrativi e scelte autoriali.

Nasce come convenzione tecnica e di genere tipica dei giochi d’avventura dell’epoca, con una filosofia costruita a posteriori che vede Link come protagonista silente perché devono essere i pensieri del giocatore a dargli voce.
Non ha carattere, risposte, nemmeno un chiaro orientamento sessuale o preferenze romantiche, perché il gioco è il Re nei videogiochi Nintendo. Non c’è star system, sceneggiatura o doppiaggio che tenga. L’eroe di The Legend of Zelda esprime di tanto in tanto le sue emozioni attraverso gesti e smorfie, ma sono solo dei suggerimenti e non delle imposizioni.
Per questo ci si chiede se Link parlerà nel film in arrivo nel 2027.
Da un lato la risposta sembra ovvia, perché non ci si può aspettare che un blockbuster su licenza proponga un protagonista muto per due ore e mezza. Recitare nel mutismo non è neanche una cosa che propriamente è nelle corde di ogni attore, peraltro.
Ma se non fosse così ovvio?
“Dare a Link una voce significa trasformarlo, prendersi la responsabilità di scegliere un carattere e imporlo agli spettatori, fare un film su The Legend of Zelda senza almeno una delle cose che lo rendono unico”.
Facciamo finta che Wes Ball, da appassionato quale dice di essere, si sia impuntato con la produzione. Magari il supporto di Shigeru Miyamoto, per dire a Sony che il povero Ainsworth dovrà stare zitto tutto il tempo. Lasciare a Bo Bragason, che interpreta Zelda, il ruolo di raccontare agli spettatori cosa accade, e ad Ainsworth quello di trasferire loro le emozioni. Impossibile? Sì, è probabile, ma se c’è una cosa che The Legend of Zelda ha dimostrato al mondo è che tutto è possibile nei videogiochi.
Anche il fatto che a meno di un anno dall’uscita del film non ci siano teaser, per non parlare di trailer definitivi, fa pensare come la produzione sappia che qualsiasi scelta fatta sarebbe sbagliata. Dare a Link una voce significa trasformarlo, prendersi la responsabilità di scegliere un carattere e imporlo agli spettatori, fare un film su The Legend of Zelda senza almeno una delle cose che lo rendono unico.
Dall’altro lato un film in parte muto è realisticamente irricevibile e finirebbe per creare scompiglio tra gli spettatori, massacrato dai meme e dal passaparola negativo. A meno che non avvenga il miracolo.
Che il possibilmente dissacrante film live action possa rivelarsi un modo per celebrare l’unicità di questo franchise videoludico? Preferirei personalmente vedere un brutto film con Link muto, che un buon film che in realtà si rivela una storia young adult scritta con un chatbot e una pallida cornice di genere.
Tipo la serie di Maze Runner. Diretta da Wes Ball.
Valentino Cinefra è autore di Uomini col Nintendo, la newsletter podcast dedicata al mondo della grande N. Se ti piace quello che scrive, segui anche il suo progetto!
Videoludens è un magazine senza periodicità, dedicato alla narrazione nei videogiochi, alla game culture e alla games industry.
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Io un film con Link muto lo apprezzerei molto, se non altro per il coraggio. E, si sa, a Link il coraggio non manca.